Episodi di violenza hanno scosso il Napoletano, con tre giovani feriti in circostanze diverse ma con un comune denominatore: l’uso sconsiderato delle armi. L’escalation di episodi che vedono protagonisti giovanissimi, sia come vittime che come aggressori, riaccende i riflettori su una preoccupante deriva sociale e sulla facilità con cui si ricorre alla violenza per risolvere le controversie.
Ferito a 17 anni a Sant’Antimo, poi la violenza in centro a Napoli
L’allarme è scattato la scorsa notte a Sant’Antimo, dove un ragazzo di appena 17 anni è stato colpito da colpi d’arma da fuoco e lasciato a terra. Fortunatamente, è stato recuperato da un amico che lo ha portato all’ospedale di Aversa, ma le sue condizioni restano gravi e preoccupano i medici. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine per avviare le indagini.
Poche ore dopo, la violenza si è spostata nel cuore di Napoli, in vico Monteroduni, dove un diciottenne è stato ferito alle gambe da colpi di pistola. Il giovane è stato trasportato all’ospedale Vecchio Pellegrini, e la Polizia di Stato sta cercando di ricostruire la dinamica e il movente dell’agguato.
Accoltellamento a Marigliano e il volto della rabbia giovanile
La scia di sangue si è allungata fino a Marigliano, dove un altro ragazzo di 17 anni è stato aggredito e ferito al braccio con un’arma da taglio da un suo coetaneo. Anche in questo caso, la lite si è risolta nel modo peggiore, con l’uso di violenza gratuita. Il giovane è stato curato all’ospedale di Nola con una prognosi di dieci giorni.
Questi episodi non sono casi isolati, ma il sintomo di un malessere profondo. Il degrado sociale e la mancanza di prospettive sembrano alimentare una rabbia incontrollata, che spinge i ragazzi a sfogare le proprie frustrazioni attraverso la violenza. La facilità con cui un’arma da fuoco o un’arma bianca entrano a far parte delle dinamiche giovanili è un campanello d’allarme per tutta la società, che deve interrogarsi sulle cause di questa deriva.

