Napoli, artigiani di San Gregorio Armeno: protestano contro le istituzioni

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Riuscite ad immaginare quale peggiore “condanna” vedere la strada dei presepi, via San Gregorio Armeno nel cuore della vecchia Napoli, essere cancellata totalmente grazie alla pandemia ?

Una supposizione che in queste ore tengono in apprensione cittadini ed amanti dei presepi al centro di diverse voci, tra tutte, quella che “Vogliono comprare le nostre botteghe”, è il grido d’allarme lanciato proprio dai maestri pastorai.

“Sono venuti gli agenti immobiliari a chiedere se vogliamo cedere, in piena pandemia c’è chi vuole approfittare delle nostre difficoltà per trasformare la strada in un centro commerciale”.

La via è un susseguirsi di artigiani pazzeschi che fabbricano statuette inimmaginabili, alcune sconosciute altre no, la vera fabbrica dei pastori e dei presepi ‘’Made in Napoles’’, che nel corso degli anni, la si può trovare nel cuore della vecchia Napoli.

Oggi, lungo la via, regna la solitudine e pure prima del covid, era l’anima dei colori della città, dove potevi immergerti nella vera arte, ora si notano esposti numerosi cartelli recanti la scritta “Cedesi San Gregorio Armeno“.

Ad ogni angolo, attraverso i suoi vicoli, i mille capolavori che i mastri presepai hanno dato vita ad un susseguirsi di emozioni, ed una tradizione che a origine remota, nella strada in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine.

La nascita del presepe napoletano è naturalmente molto più tarda e risale alla fine del Settecento. una moltitudine di creazioni spettacolari.

I bottegai per questo motivo, hanno deciso che mercoledì 14 aprile alle ore 10,00 una delegazione di artigiani, soci dell’associazione “Le Botteghe di San Gregorio Armeno”, sosterà davanti alla sede della Regione Campania di via Santa Lucia con la speranza che il Governatore De Luca la riceva affinché si trovi una valida soluzione che permetta alle storiche botteghe di resistere e possa così decidere il futuro di questa professione, non puo’ morire un’arte protetta dall’Unesco.