Napoli Animal Save ha manifestato contro l’industria lattiero- casearia

0
227

Domenica 13 febbraio, i capitoli locali Salerno e Napoli Animal Save, si sono riuniti a Largo Enrico Berlinguer per prendere parte a un’unica azione: il FebruDairyFree. Nel mese di febbraio, infatti, all’industria lattiero-casearia sarà dato maggiore rilievo e molte saranno le azioni riservate a quest’ultima: Animal Save Movement si impegnerà a sviscerare le problematicità degli allevamenti delle cosiddette “mucche da latte”.

Se molto spesso si è consapevoli che il consumo della carne comporta l’uccisione dell’animale, non vale lo stesso per il consumo dei suoi derivati, e questo perché il loro sistema di produzione è sconosciuto ai più. Ma la verità è che il latte animale causa inevitabilmente lo sfruttamento e infine l’uccisione delle mucche, dei loro figli e delle loro figlie, alla stregua del consumo della carne.

Le immagini delle investigazioni sotto copertura, diffondono storie di mucche ingravidate artificialmente e forzatamente per il resto della loro vita, alle quali non è permesso allattare i propri cuccioli come qualsiasi madre, poiché il loro latte è destinato al consumo umano; un ciclo che si ripete all’infinito, fino a quando, all’età di quattro anni circa, stremate e inefficienti, saranno mandate al macello.

Lo stesso destino spetta ai cuccioli: questi ultimi, se maschi, saranno isolati in gabbie anguste – l’assenza di movimento, infatti, renderebbe più tenera la loro carne – e se femmine, subiranno lo stesso destino delle madri. Salerno e Napoli Animal Save, proprio attraverso questa azione, hanno portato alla luce le verità – ancora poco conosciute – nascoste dentro agli allevamenti.

Disposti uno accanto all’altra, gli attivisti e le attiviste hanno rivelato, attraverso dei computer, le terribili violenze inflitte agli animali e hanno mostrato dei cartelloni ai passanti che, sempre più incuriositi, si sono fermati a dialogare con gli attivisti, rallentando sempre di più il via vai di persone.

È stata anche ideata una sfida. Gli attivisti e le attiviste hanno allestito una struttura avente la testa di un bovino e al di sotto di essa uno spazio con all’interno un pc che mostrava quello che accade negli allevamenti. Con apposite cuffie, continuamente sterilizzate e pulite ad ogni uso, le persone vedevano e “sentivano” la terrificante realtà, opportunamente celata dell’industria lattiero-casearia e dalla pubblicità.  Il tutto è avvenuto rispettando anche la normativa sul Covud-19.

Ci sono stati anche discorsi con il megafono al fine di far riflettere le persone e interrogarsi sulle loro scelte alimentari, sull’impatto di esse sul pianeta e sul futuro dei loro stessi figli. Sono anche seguiti cori e slogan, il tutto mantenendo sempre il rispetto per chi ascoltava e per chi passava.

Al contempo, è stato organizzato un banchetto per la raccolta firme per il Plant Based Treaty che ha riscosso molto successo. L’adesione al trattato resta ancora di fondamentale importanza in un periodo storico in cui si fa urgente la necessità di contrastare la crisi climatica, partendo proprio dalle proprie abitudini alimentari. L’industria alimentare attuale, basata sullo sfruttamento animale, è infatti una delle industrie più inquinanti al mondo

Lo scopo dell’azione, un Save Square, è stato sia quello di mostrare la sofferenza e l’ingiustizia che si generano dietro la produzione dei derivati sia il legame che c’è tra i cambiamenti climatici e la nostra alimentazione. Passare ad un sistema di produzione alimentare a base vegetale è essenziale. Bere un bicchiere di latte significa davvero bersi il proprio futuro. Le alternative ai derivati ci sono, le motivazioni giuste pure, per cui scegliamo di cambiare. Per gli animali, per il pianeta e per i nostri figli.