Napoli, a 17 anni in comunità per tentativo di incendio: era ritorsione dopo tentato omicidio di Bruno Petrone

0
33
bruno petrone

Un nuovo capitolo nella spirale di violenza minorile che ha sconvolto il quartiere Chiaia: i Carabinieri della Compagnia Napoli Centro hanno eseguito stamattina l’ordinanza di collocamento in comunità emessa dal GIP del Tribunale per i Minorenni di Napoli nei confronti di un diciassettenne napoletano, gravemente indiziato di tentato incendio aggravato con uso di liquidi infiammabili e fiammiferi. Il fatto risale al 12 gennaio 2026 in via Carlo de Marco, ma solo ora arriva la misura cautelare dopo indagini coordinate dalla Procura per i Minorenni.

Il gesto, secondo quanto emerso dalle indagini, non è isolato: si tratterebbe di un atto di ritorsione collegato al tentato omicidio del calciatore 18enne Bruno Petrone, avvenuto la notte tra il 26 e il 27 dicembre 2025 nei “baretti” di Chiaia. L’abitazione presa di mira ospita infatti il nucleo familiare di uno dei minorenni che si è costituito spontaneamente per l’aggressione a Petrone, facendo i nomi degli altri correi e contribuendo alle successive misure cautelari.

La ricostruzione dei fatti: dal tentato omicidio al raid incendiario

Tutto inizia la notte di Santo Stefano 2025 in via Bisignano, cuore della movida napoletana. Bruno Petrone, centrocampista offensivo dell’US Angri 1927 (club di Serie D), 18enne originario del Lazio trasferitosi a Napoli per giocare, viene aggredito da un gruppo di giovanissimi. Quattro minorenni (un 15enne e tre 17enni) lo accoltellano due volte in una spedizione punitiva: video di sorveglianza mostrano cinque contro uno in appena 13 secondi. Petrone finisce in rianimazione con ferite gravi all’addome, ma sopravvive e viene dimesso nei primi giorni del 2026.

I quattro si presentano spontaneamente dai Carabinieri accompagnati dai genitori: uno confessa di aver vibrato le coltellate, gli altri ammettono il pestaggio. La Procura per i Minorenni contesta tentato omicidio aggravato da premeditazione e motivi abietti. Il Tribunale del Riesame conferma il carcere per i quattro (gennaio 2026): “Violenza abnorme, nessuna attenuante”.

Pochi giorni dopo, il 12 gennaio 2026, scatta il raid in via Carlo de Marco: qualcuno versa liquido infiammabile sul portone di un palazzo e tenta di dar fuoco. Le fiamme non attecchiscono grazie alla scarsa propagazione, ma i Vigili del Fuoco attestano il pericolo reale per l’incolumità delle persone.

Le indagini del Nucleo Operativo Napoli Centro, supportate da immagini di telecamere di sorveglianza che immortalano il minore autore, testimonianze raccolte, perquisizioni domiciliari e relazione tecnica dei Vigili del Fuoco, portano all’identificazione del 17enne. Il collegamento con il caso Petrone emerge chiaro: l’appartamento è quello del padre di uno dei minorenni che ha collaborato con la giustizia, “punito” per aver fatto nomi.

Perché la ritorsione? Il contesto di baby gang e vendette trasversali

Il caso evidenzia un fenomeno preoccupante a Napoli: faide tra gruppi di adolescenti che sfociano in violenza estrema, spesso per futili motivi (sguardi, litigi in movida, gelosie). Chiaia, zona ricca e turistica, diventa teatro di questi scontri tra giovanissimi armati di coltelli, mazze e – ora – anche fuoco. Il 17enne finito in comunità non risulta tra gli aggressori diretti di Petrone, ma il gesto appare come vendetta trasversale contro chi ha “tradito” il gruppo parlando con le forze dell’ordine. Un meccanismo tipico delle baby gang: punire chi collabora per scoraggiare ulteriori pentimenti. La Procura per i Minorenni ha agito con rapidità: il collocamento in comunità serve a prevenire ulteriori reati e avviare un percorso rieducativo. Nei prossimi giorni il minore sarà interrogato dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Violenza minorile a Napoli: numeri e allarme sociale

Il 2025-2026 sta registrando un aumento di episodi con protagonisti under 18: accoltellamenti, pestaggi, tentati incendi. Chiaia e zone limitrofe (Posillipo, Vomero) sono tra le più colpite. Le statistiche della Questura mostrano un boom di denunce per reati contro la persona tra minori, spesso legati a movida, social e “regolamenti di conti”.

Genitori, scuole e istituzioni invocano interventi: più controlli serali, educazione alla legalità, supporto psicologico. Casi come Petrone e il raid incendiario diventano emblematici di una generazione a rischio.