“Liberateli’’. “Verità’’. “Riportateli a casa’’. Non si arrendono i parenti di Raffaele Russo, 60 anni, suo figlio Antonio di 25 e Vincenzo Cimmino, i tre napoletani svaniti nel nulla nella cittadina di Tacalitlan in Messico lo scorso 31 gennaio. Nuova fiaccolata, questa volta da piazza Luigi Di Nocera a Secondigliano il quartiere dove parte della famiglia degli scomparsi, pur risiedendo alla Case Nuove, proviene. Appelli alle autorità italiane, a quelle messicane e alle forze dell’ordine dei due Paesi non hanno sortito l’effetto sperato: di Raffaele, Antonio e Vincenzo, sbarcati in Messico per commerciare vendendo generatori elettrici, non si hanno notizie. L’unica certezza è l’arresto di quattro poliziotti accusati di aver venduto padre, figlio e nipote ai narcos messicani per una cifra stimata di soli 43 euro. «Questo perché il Messico è un Paese di corrotti e senza coraggio, ma anche l’Italia non sta mostrando alcuna attenzione verso la sorte dei nostri parenti, ci sentiamo soli» afferma Silvana, moglie di Raffaele e mamma di Antonio. «L’unica cosa certa – continua la donna – è che noi stiamo vivendo un incubo da tre mesi. Rivolgo nuovamente un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Ministro Minniti perché intervengano. Non è possibile che ancora oggi nessuno sia andato in Messico per cercare la verità. Noi non ci fermiamo finchè non torneranno a casa. I nostri cari erano andati lì per vendere dei generatori ai contadini, non per altro come qualcuno ha detto».

