Michael Billig ebbe un’intuizione preziosa. La forza dell’identità nazionale non sta tanto nella bandiera che viene agitata in modo consapevole e con fervente passione ma nelle bandiere appese negli edifici pubblici senza che nessuno le noti. Oggi 21 marzo, non sfugga il riferimento a Romano Prodi e al suo invito, non al pubblico ma al privato cittadino, ed esporre la bandiera dell’Europa. Ciascuno si regoli come meglio crede, a patto ovviamente di trovarla sul serio, in giro, una bandiera dell’Europa. A noi piace più l’idea di Billig, che ha insegnato Scienze sociali all’Università di Loughborough (Gran Bretagna) dal 1985 al 2017, dedicando le sue ricerche alle grandi questioni della psicologia sociale: il potere, l’estremismo politico e l’ideologia. Cominciamo, quindi, in nome dell’identità nazionale, a considerare la normalità delle bandiera tricolori negli uffici pubblici, poi si vedrà, con tutte le contraddizioni e le polemiche che il parlare d’identità nazionale oggi comporta e che un crociano come Giuseppe Galasso decenni fa sintetizzò in Italia, una e divisa. Più italie, più Italia. Partendo da tutto questo, magari un giorno sventoleremo con convinzione vera anche l’Europa.
