E’ morto Franco Zeffirelli. Aveva 96 anni. Se ne va un gigante della cultura e del teatro italiano. Zeffirelli è morto nella sua casa a Roma, sulla via Appia, dove abitava da tempo. Sceneggiatore, attore, regista. Il suo contributo alla cultura italiana è stato grandissimo. Era un grande fiorentino e la sua Fondazione, nel centro storico di Firenze, voleva mettere a disposizione della città e del mondo intero la sua sterminata produzione artistica. E proprio la Fondazione è stata uno dei suoi grandi sogni realizzati. Innumerevoli i riconoscimenti che aveva ricevuto durante la sua carriera. In passato la regina d’Inghilterra ha dato il titolo di Baronetto anche ad artisti popolari come Elton John e Bono degli U2. Ma Franco Zeffirelli è sicuramente l’unico regista italiano che può fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (KBE) da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004. Si fa volentieri chiamare Maestro e certamente, da fiorentino purosangue, ama pensare alla sua vita e alla sua carriera come al rigoglioso frutto di una bottega che ebbe in Luchino Visconti il primo maestro. Era appena diplomato all’Accademia di Belle Arti quando il principe milanese lo volle per allestire le scene teatrali di ’Troilo e Cressida’ e poi lo chiamò, come assistente, sul set di “La terra trema”. Cominciava così un sodalizio vitale, burrascoso e fecondo che coinvolse gli affetti di Zeffirelli, la sua formazione estetica, la sua carriera. Senza Visconti, probabilmente il giovane orfano (il padre non lo aveva riconosciuto, la madre mori’ quando era bambino) non avrebbe calcato i palcoscenici più famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa gia’ nel ’57 (con ’Camping’) dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi nella lavorazione di ’Senso’ (1954). Eppure quella cavalcata folgorante e fortunata fu anche il segno critico che per molti anni non avrebbe abbandonato l’immagine di Zeffirelli, fino a diventare un vanto e una maledizione: lo hanno descritto come un calligrafo, un esteta, uno scenografo vestito da regista. E invece onestà vuole che si ricordi il suo vibrante documentario sull’alluvione di Firenze (1966) con la voce narrante proprio di Burton e poi una coppia di successi spettacolari come “La bisbetica domata” (che nel ’67 riuni’ Burton e Liz Taylor) e “Romeo e Giulietta” (1968). Il nume tutelare era la penna di William Shakespeare, sua la lingua che aprì al regista italiano le porte della fama internazionale, tutti italiani il gusto e la cultura che rivitalizzavano le due grandi tragedie elisabettiane. Quattro anni dopo l’operazione si ripete nel nome di San Francesco con “Fratello sole, sorella luna” (1972). Ormai Zeffirelli è una star, eppure un pregiudizio negativo lo accompagnerà sempre per il suo gusto anticonformista di smarcarsi costantemente dalle correnti del pensiero dominante. Polemico, feroce nei giudizi, scoperto nelle fragilità personali (compresa un’omosessualità vissuta senza clamori, ma senza compromessi), orgogliosamente fazioso, dalla politica allo sport, Zeffirelli si riterra’ a lungo uno straniero in Italia. L’altra sua anima è quella cattolica, che trova le radici nel magistero di Giorgio La Pira, carismatica figura della fede in politica che fu suo istitutore al convento di San Marco. Non e’ certo uno sperimentatore Zeffirelli, eppure proprio nel ’74 si cimenta con la tv filmando la cerimonia dell’Anno Santo e poi, due anni dopo, firma per la Rai, il kolossal ’Gesu’’ con Robert Powell nei panni del Cristo. Ma appena puo’ si rifugia in teatro, dimostrandosi insuperabile come custode dell’allestimento classico per l’opera lirica. La sua ’Aida’ verdiana fara’ storia, ripetutamente verra’ chiamato ad aprire la stagione della Scala. E’ come se questo secondo amore assorbisse tutte le sue energie da quel punto in poi. Non abbandona il cinema, ma sono rari i titoli successivi capaci di fare storia, dal contestato ’Il giovane Toscanini’ a un modernissimo ’Amleto’ che meriterebbe rivisitazione critica. Dagli anni ’90 la sua firma si fa piu’ rada. Nel ’94 entra in Parlamento, eletto senatore a Catania nelle liste di Forza Italia, confermandosi due anni piu’ tardi. Anche nella cultura liberale il suo anticonformismo disturba piu’ d’uno e le sue proposte per la cultura e per l’ambiente non hanno seguito.

