Si è spenta a 72 anni la “Divina” del basket femminile, campionessa d’Europa e pioniera delle pari opportunità nello sport.
La notizia della morte di Mabel Bocchi ha scosso il mondo del basket e dello sport in Italia. Una carriera leggendaria, punteggiata di successi e primati — ma anche di battaglie sociali e diritti negati. Per chi ha vissuto decenni di basket, la sua figura rappresenta una parte di storia difficile da dimenticare. Oggi, con la sua scomparsa, si apre un capitolo di riflessione su cosa significhi veramente l’eredità sportiva.
Una carriera da leggenda: otto scudetti e una Coppa dei Campioni
Mabel Bocchi aveva esordito in giovane età nella Partenio Avellino, per poi trasferirsi nel 1969 al Geas Basket di Sesto San Giovanni, squadra con la quale ha dominato il basket femminile italiano per un intero decennio. Con il Geas ha vinto ben otto scudetti tra il 1970 e il 1978: lo testimoniano gli elenchi storici del club e le annate di trionfo della Serie A femminile.
Il culmine della sua carriera da club arrivò nel 1978, quando il Geas conquistò la Coppa dei Campioni, diventando la prima squadra femminile italiana — e la prima nella pallacanestro femminile occidentale — a vincere un titolo continentale.
Bocchi giocava nel ruolo di centro, con forza fisica e tecnica sopraffina, dominando sotto canestro. La sua presenza in campo elevò la competitività della squadra e contribuì a definire un modello di eccellenza. Quell’epoca d’oro resta una pietra miliare nella storia del basket italiano, e lei ne fu indiscussa protagonista.
Con la maglia azzurra: bronzo all’Europeo e primati ai Mondiali
Ma Mabel Bocchi non è stata soltanto una stella di club. Con la maglia della Nazionale italiana ha vissuto stagioni intense e importanti. Ha disputato tre edizioni del campionato europeo femminile e, nella manifestazione del 1974 disputata in Italia, giunse a medaglia di bronzo.
Nel 1975 partecipò al campionato mondiale in Colombia, dove — nonostante la concorrenza internazionale — si impose come una delle migliori realizzatrici del torneo, contribuendo al quarto posto raggiunto dall’Italia, risultato storico per la nazionale femminile dell’epoca.
Con 113 presenze in azzurro, Mabel Bocchi ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva del basket italiano. I suoi numeri, la grinta e la passione hanno ispirato generazioni di atlete e appassionati.
Oltre il campo: giornalismo, impegno sociale e pionierismo
Dopo il ritiro dal parquet, Bocchi non ha abbandonato il mondo dello sport, né la sua vocazione a combattere ingiustizie. Si dedicò al giornalismo sportivo, collaborando con diverse testate e occupandosi anche di televisione, contribuendo a dare visibilità al basket femminile e al tema delle disparità tra discipline maschili e femminili.
Negli anni diventò anche una voce critica, denunciando le differenze nel trattamento economico e medico tra atlete e atleti. Una denuncia coraggiosa, che in quegli anni le costò squalifiche e richiami, ma che fece perno su una domanda radicale: perché lo sport femminile non possa avere gli stessi diritti e dignità di quello maschile?
Fu pioniera in un contesto sportivo che vedeva le donne spesso emarginate: grazie a lei, molte aperture si sono realizzate nel tempo. L’eredità di Bocchi non riguarda solo canestri e medaglie, ma un modello culturale e sportivo, basato su valore, uguaglianza e riconoscimento.
Mabel Bocchi e l’evoluzione del basket femminile in Italia
Negli anni ’70 e ’80, il basket femminile italiano non godeva di visibilità né di investimenti paragonabili a quelli del maschile. La carriera di Mabel Bocchi, con successi sportivi e impegno sociale, contribuì a cambiare mentalità. Il suo Geas impose standard tecnici e organizzativi nuovi, dimostrando che il basket femminile poteva essere di altissimo livello.
Oggi, quando si parla di pari opportunità nello sport, di riconoscimento degli sforzi e di professionalizzazione, si parla anche grazie a chi ha spianato la strada. La scomparsa di Bocchi segna la perdita di un testimone che ha incarnato molte delle battaglie ancora in corso. Il suo esempio continua a ispirare: per donne e uomini, per atlete e appassionati.
Perché tutti ne parlano
- Perché Mabel Bocchi non è stata solo un’atleta di successo, ma una protagonista di una rivoluzione culturale.
- Perché la sua storia racconta di passione, sacrificio, successo e giustizia.
- Perché oggi che il movimento femminile cerca visibilità, diritti e riconoscimento, la sua figura appare come un faro per le nuove generazioni.
- Perché la notizia della sua morte rende urgente riflettere su cosa significhi valorizzare lo sport femminile, ieri come oggi.
La sua vicenda non appartiene al passato: è attuale, e parla di diritti, pari dignità e memoria.
Reazioni sui social
Le piattaforme digitali si sono riempite di messaggi di cordoglio, omaggio e ricordo. Tra i commenti più rappresentativi:
- «Se ne va una leggenda, ma la sua eredità resta nei canestri e nelle coscienze.»
- «Grazie a Mabel per aver reso grande il basket femminile, con talento e coraggio.»
- «Addio “Divina”: da oggi ogni canestro femminile porta anche il tuo nome.»
La commozione è diffusa tra generazioni diverse: da chi l’ha vista giocare a chi ha conosciuto solo i miti mediatici, tutti riconoscono il valore della sua vita e del suo impegno.
Il punto degli esperti
Storici dello sport e commentatori sottolineano che Mabel Bocchi rappresenta un modello raro: donna, atleta, combattrice per i diritti, innovatrice, eppure sempre coerente con sé stessa.
Per molti, è una testimonianza vivente (fino ad oggi) di come lo sport possa essere anche strumento di cambiamento sociale. La sua visione infranse barriere e aprì spazi, dimostrando che la discriminazione nel mondo sportivo non è naturale ma costruita.
Alcuni studiosi comparano la sua esperienza a quella di atlete internazionali impegnate per la parità: per loro Bocchi fu anticipatrice di un dibattito – salari, visibilità, rispetto – che oggi è al centro delle politiche sportive. La sua scomparsa è percepita come un punto di riflessione forte per tutto il movimento.
Una fine inattesa, un’eredità eterna
Mabel Bocchi si è spenta questa mattina nella sua casa di San Nicola Arcella, in Calabria, all’età di 72 anni. Le cause sono legate a una grave malattia diagnosticata nei mesi scorsi. La sua morte segna la fine di un’epoca. Ma il ricordo di una carriera incredibile, delle sfide vinte, del coraggio di una donna che ha cambiato il volto del basket italiano, resta scolpito nella memoria collettiva. In un mondo che evolve, il suo esempio continua a valere.
E ora la domanda che resta aperta: la pallacanestro italiana saprà onorare davvero l’eredità di Mabel Bocchi, garantendo alle future generazioni gli strumenti che lei stessa – sul campo e fuori – ha iniziato a reclamare?

