Monete e non parole, la lezione degli ultras di Nocera all’Italia che giudica

0
188

di Giorgia Valentini

Ci sono numeri che fanno rumore e poi ci sono numeri che fanno silenzio, quelli che non cercano applausi, ma chiedono rispetto.Domenica 25 gennaio, a Nocera Inferiore, non si è “chiusa” una raccolta fondi, ma si è chiuso un cerchio di umanità vera. Davanti a una città collegata in diretta social, sono stati aperti i salvadanai di “una monetina per la Tin”; dentro non c’erano solo spiccioli e banconote, ma settimane di fiducia, mani che hanno dato senza farsi vedere, persone che hanno scelto di fare invece di parlare.Il totale è stato di 17.699,02 euro, che diventano 29.446,84 euro sommando le due vigilie, senza filtri, senza sponsor e senza intermediari, una cifra scritta a mano su un foglio e mostrata in faccia, così com’è.Uno dei momenti più potenti della serata è arrivato all’inizio, con l’ultima donazione fatta in diretta da Michela, una bambina che, in rappresentanza della classe 2A dell’istituto comprensivo “De Lorenzo“, ha inserito una piccola busta rossa nell’ultimo salvadanaio, con un gesto semplice quanto disarmante, un simbolo enorme, bambini che aiutano altri bambini. Meraviglioso.

La commozione del dottor Attilio Barbarulo ha detto tutto, senza bisogno di spiegazioni: «Questo gesto fatto dai bambini è ancora più significativo perché questo progetto sposa la causa dell’infanzia. Vedere dei bambini un po’ più grandicelli che si prodigano per i più piccoli è qualcosa che va oltre ogni numero» poi il riferimento che pesa come una dichiarazione «Significativo anche il contributo della Curva Nord di Pagani, un gesto che fa onore a noi e a loro. Questo è lo spirito dei veri ultras» e ancora: «Anche quest’anno risultati meravigliosi. 29.446 volte grazie. Silvio vive nel cuore di ognuno di noi».Silvio è Silvio Adinolfi, leader della Curva Sud, scomparso nell’ottobre 2024, che insieme a Barbarulo, è stato tra i creatori e promotori di questa iniziativa per la terapia Intensiva neonatale dell’ospedale “Umberto I”, il suo nome continua a camminare con questa raccolta e ieri, nel coro finale della curva, è tornato a farsi sentire.Ed è proprio qui che il racconto diventa scomodo, perché questa non è un’iniziativa nata ieri, ma dieci anni fa, dieci edizioni, dieci Natali di un’idea semplice ma concreta e potentissima.Con l’apertura dei salvadanai di quest’anno, il totale raccolto raggiunge 29.446,84 euro, che si sommano ai 140.657,40 euro delle prime nove edizioni, in dieci anni: 170.104,24 euro; dieci volte la stessa promessa mantenuta, esserci.

Questa non è beneficenza “normale” non è una raccolta costruita da un ente strutturato, da una grande istituzione, da un ufficio comunicazione, è qualcosa di più raro e più vero: una comunità che si muove da sola.Un gruppo spontaneo di cittadini, gli ultras, quelli che troppo spesso vengono raccontati solo con la lente del pregiudizio e invece, da dieci anni, insieme al dottor Barbarulo, tifoso rossonero ed eccellenza medica del territorio, stanno costruendo l’esatto contrario tra fiducia, organizzazione, rete, responsabilità e cura.

Una curva decisa e forte ed proprio qui sta il punto che disturba, questi soldi arrivano da chi, per molti, è solo “problema di ordine pubblico”, da chi viene raccontato sempre e solo con una parola “disordine” , e invece ancora una volta, sono stati loro a fare ordine, a mettere il cuore dove altri mettono etichette; non ci sono passerelle, non ci sono badge, non ci sono microfoni, ci sono tasche svuotate, braccia che si alzano, mani che danno e fiducia messa sul tavolo, mentre qualcuno continua a giudicare qui si è scelto di agire. Nel silenzio delle corsie, nelle stanze dove il tempo pesa più del rumore, c’è ora una speranza in più; questa non è una cifra, è una verità che disturba, una comunità che ha deciso di esserci, sono gli ultras che, senza chiedere permesso, hanno ricordato a tutti cosa vuol dire essere umani.