Quando la legge non distingue, neanche noi possiamo farlo. Ubi lex non distinguit, nec nos distinguere debemus. Il brocardo o broccardo è una sintetica e antica massima giuridica, concisa e chiara, prevalentemente di tradizione latina (esistono anche brocardi germanici o anglosassoni). La legge “distingue” per gli insulti su Fb? Fino al primo marzo 2016, non distingueva. Poi è arrivata la sentenza che ha fatto da spartiacque tra passato e futuro. Su un caso di diffamazione sul social network ai danni del Presidente della Croce Rossa Francesco Rocca, la Cassazione ha deciso di mettere un freno al trend degli insulti su Facebook. L’offesa tramite acebook rientra nel reato di diffamazione a mezzo Internet, con l’aggravante che si tratta di un social network frequentato da miliardi di utenti. La condivisione di post e opinioni è quindi potenzialmente infinita, così come l’impatto delle nostre azioni sulle bacheche dei nostri contatti.” In poche parole, un messaggio di offesa o un insulto su Facebook ha una gravità maggiore rispetto a un’offesa diffusa con altri mezzi proprio perché può essere letto da un numero indeterminato di persone, e perché Facebook ha un ruolo importante nel processo di socializzazione. A questo punto vi starete domandando quale condanna è prevista per chi viene accusato di diffamazione aggravata a mezzo Internet e, in particolare, a mezzo “social”. Ovviamente la gravità della pena dipenderà dai singoli casi, dai soggetti e dai fattori in gioco. Come prima cosa, se non lo avrà già fatto il buon senso dell’interessato, il giudice ordinerà la cancellazione del post o del commento diffamatorio.Riguardo la fattispecie del Presidente della Croce Rossa, la Corte Suprema ha confermato la condanna al pagamento di una multa da 1.500€ per chi ha chiamato Rocca “verme” e “parassita”. Insomma siamo arrivati al” ubi lex distinguit, distinguere debemus”.

