Mondi possibili nel dialogo uomo-macchina

In “The Game”, libro edito da Einaudi, Baricco affabula con maestria il lettore al quale propone l’interpretazione della rivoluzione tecnologica che, di fatto, è la prova di un’insurrezione del pensiero che si rigenera in qualcosa di non immediatamente definibile, ma che mira ad allontanarsi dal Novecento.

Un secolo controverso il Novecento, nel quale le élite impossessatesi delle verità politiche ed intellettuali, hanno visto l’insorgere di una rivoluzione sorprendentemente nuova che ha completamente sovvertito l’ordine precedente isolando i detentori del potere fino a quel momento. La profondità che richiedeva lentezza per realizzarsi cede il passo alla superficialità che favorisce la velocità, e il ritmo al quale è necessario adeguarsi, libera tutti. Ogni individuo sperimenta il potere di fare quello che per secoli era appannaggio delle caste e si ritrova in sella alla possibilità di comporre in modo autonomo e con una relativa facilità la propria esistenza. Certo il meccanismo si complica sempre più, se si considera che questo processo riguarda tutti gli altri individui e la realtà subisce una trasformazione che non si arresta, ma trova sempre nuovi spunti per riformularsi. Le teorizzazioni sulla società liquida del sociologo Bauman diventano evidenti e, per questo, non meno affascinanti. Non c’è possibilità di resistere a questo processo che parte da lontano e precisamente con il videogioco Space Invaders che ribaltava il modo di giocare, stabilendo una nuova postura fisica e mentale che anticipava quella dell’uomo rispetto allo schermo di un computer.

Baricco si addentra nella ricostruzione di quell’itinerario fino a formulare una teoria interessante di quanto accaduto.

Si potrà non essere d’accordo, ma gli spunti per riflettere ci sono tutti tra le date delle tappe più significative nel passaggio dall’analogico al digitale. La curiosità di Baricco incorporata nella capacità filosofica di schematizzare il lavoro di comprensione della rivoluzione in atto, inserisce il lettore in una sorta di scoperta che diventa itinerario prescelto con l’amico a cui si riconosce l’arte incantatoria  del professore. E la matassa di quesiti, domanda dopo domanda, si tramuta in risposte che compongono il mosaico della ragione per provare a capire. Meraviglioso!Il tutto senza prese di posizione ancorate ad una visione del divenire tragica in grado di oscurare il progresso continuo e inesorabile della tecnologia. C’è solo da attendere gli scenari futuri. Questi sono gli anni della transizione, gli anni in cui l’umano deve imparare a dialogare con quello che di umano non è, ma che ha creato.