Mestieri a rischio, l’allenatore ai tempi di dirigenti fuori dal normale, ridateci Canà

“Un allenatore è qualcuno che ti dice quello che non vuoi sentire, ti fa vedere quello che non vuoi vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare.” Ma la frase antica andrebbe rivolta al giorno d’oggi ai presidenti e ai direttori più che ai calciatori. Record italiano o quasi in serie A, dove più di mezzo campionato ha già cambiato allenatore, siamo al limite del 11 su 20 – ieri Longo per Mazzarri al Toro e oggi Lopez al Brescia al posto di Corini 2 volte cacciato –  nessuno in Europa ha fatto meglio o peggio di noi, solo la Bundesliga si avvicina. E stiamo parlando solo di A, se scendiamo nelle categorie inferiori la situazione è talmente confusa da risultare indescrivibile in poche righe. Gli allenatori, da sempre, si dividono in due categorie, quelli che sono stati già esonerati e quelli che saranno esonerati. Al posto di tanti sofismi, dal pressing eolico di ieri alla costruzione dal basso di oggi, magari sarà il caso di rispolverare Pugliese – 11 gambe abbiamo noi e 11 gambe hanno loro – tradotto in azione filmica da Banfi-Canà nella scelta di un imperforabile 5-5-5.Glasgow, 30 novembre 1872. Si affrontano Scozia e Inghilterra in quella che è ricordata come la prima gara internazionale nella storia. I padroni di casa scendono in campo con il 2-2-6, gli inglesi rispondono con un più spregiudicato 1-2-7. Tredici attaccanti in tutto, oggi li chiameremmo così, produssero uno 0-0 che sembrerebbe una svista di chi compilò il tabellino.  Meglio Canà, lo ripetiamo, salvare la pelle e la panca, combattere contro tutto e tutti, dai presidenti che non sanno manco che sul fallo laterale non c’è fuorigioco ai tifosi che popolano un Paese, l’Italia, di santi, poeti, navigatori e commissari tecnici.“Un buon allenatore farà vedere ai suoi giocatori quello che possono essere piuttosto che quello che sono.” No, no sbagliata anche questa. Ora l’allenatore dovrebbe riferirla ai dirigente. I tempi cambiano, anche se nel calcio restano sempre due, con l’aggiunta abbondante di recupero speriamo pure per gli irrecuperabili.