Medici di famiglia: assunzioni e assistenza garantita 24 ore

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Dal 2025 la medicina di famiglia cambierà volto. Addio alle visite a giorni e orari fissi: i medici di base, inseriti nel ruolo unico di assistenza primaria, lavoreranno non solo nei loro studi ma anche all’interno delle Case di comunità, strutture cardine della riorganizzazione sanitaria territoriale prevista dal Pnrr.

A stabilire i contorni del nuovo assetto sono le linee di indirizzo approvate dalla Conferenza delle Regioni, che puntano a garantire una presa in carico più capillare e continua dei pazienti, anche grazie alla telemedicina e al lavoro integrato con infermieri, psicologi e specialisti.

Studi sempre aperti e turni nelle Case di comunità

Ogni medico dovrà esercitare in studi associati (Aft), con almeno un ambulatorio sempre aperto in una fascia di 12 ore giornaliere. Parallelamente, sarà l’Asl di riferimento a stabilire turni e orari nelle Case di comunità, hub o spoke, con un’organizzazione che varierà in base al numero di assistiti. Nelle Case di comunità hub il personale sarà presente h24 e 7 giorni su 7, mentre nelle spoke il servizio sarà garantito 12 ore al giorno per sei giorni a settimana. L’obiettivo: garantire continuità assistenziale anche di notte, nei festivi e nei fine settimana.

Dal cronico all’urgenza non differibile

Le nuove strutture non saranno solo ambulatori potenziati. Qui i medici si occuperanno anche di: gestione dei pazienti cronici e fragili, in sinergia con infermieri e specialisti, per ridurre accessi impropri in ospedale e pronto soccorso; assistenza per bisogni di cura non differibili (visite mediche, piccola diagnostica, gestione di condizioni complesse); supporto a cittadini non residenti, studenti fuori sede e turisti.
Non saranno invece accolti i casi di emergenza maggiore – come dolore toracico, politraumi o deficit neurologici acuti – che restano di competenza del pronto soccorso.

Il commento del ministro Schillaci

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito il ruolo centrale dei medici di base nella riforma: «Non possiamo pensare di avviare la medicina territoriale senza il supporto dei medici di medicina generale. Dovranno sicuramente passare una parte del loro orario all’interno delle Case di comunità».

Una professione più attrattiva

La riforma punta anche a rendere più attrattiva una professione in crisi, con l’introduzione di una specializzazione specifica per i medici di famiglia e una borsa di studio allineata a quella dei colleghi ospedalieri. Entro 5 anni l’obiettivo è di stabilizzare 3mila infermieri e collaboratori e garantire l’ingresso in professione ad oltre 700 nuovi medici attualmente in formazione o precari.

Un nuovo modello di sanità territoriale

Le Case di comunità, una volta a regime, diventeranno veri e propri punti di riferimento sanitari e sociali: centri collegati a ospedali, consultori, farmacie, servizi sociali e terzo settore. Strutture dove la cura non sarà più episodica, ma continua, integrata e vicina alla vita quotidiana dei cittadini.