Rinnovato a Roma l’accordo nazionale, ma Snami e Smi restano contrari. A Napoli la protesta sotto la Regione: “La medicina territoriale è stata svalutata”.
La medicina generale è in fermento e spaccata su contratti e scadenze tra livello nazionale e regionale, in un momento cruciale per la sanità territoriale. In Campania, il clima si fa ancora più teso alla vigilia delle elezioni regionali.
A Roma è stato siglato il rinnovo del contratto nazionale dei medici di famiglia, scaduto dal 2019 e ora aggiornato per il triennio 2022-2024. L’accordo è stato firmato dalla Fimmg, il principale sindacato di categoria, e dalla Fmt, ma non dallo Snami, che ha rinviato la firma, né dallo Smi, apertamente contrario.
Proprio Snami e Smi sono scesi in piazza a Napoli, davanti a Palazzo Santa Lucia, per protestare contro quella che definiscono “la svalutazione della medicina territoriale”. Tra le richieste: più tutele per i giovani medici e per i genitori, una programmazione universitaria efficace e meno burocrazia.
Il nuovo contratto, sostenuto dal Ministero della Salute e dal MEF, mette sul piatto circa 300 milioni di euro, compresi 150 destinati alla previdenza. “L’obiettivo – spiega Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg – non è solo economico, ma serve ad attuare il Pnrr e a rafforzare la medicina generale in convenzione con le Asl”. Previsto un aumento medio del 6%, con il 70% destinato alle quote fisse e il restante 30% a un fondo per le attività delle Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali).
In Campania, la situazione si intreccia con l’accordo regionale firmato a ottobre, che prevede un ruolo unico per la medicina generale, nuove dotazioni tecnologiche e l’introduzione di collaboratori di studio – infermieri, Oss e personale amministrativo – retribuiti a 4 euro l’ora per alleggerire i compiti dei medici.
Restano però le incognite legate all’assegnazione dei 700 nuovi medici promessi entro fine novembre, a fronte di una graduatoria che ne conta soltanto 450. “Superare temporaneamente il tetto dei 1500 assistiti, portandolo a 1800, è una soluzione di buon senso per garantire assistenza ai cittadini”, commenta Pina Tommasielli della Fimmg.
Tra riforme, tensioni sindacali e una sanità territoriale da ricostruire, la medicina generale si conferma uno dei nodi più delicati nel dibattito politico e sociale della Campania.

