McLaren vende il futuro: le auto 2026 all’asta prima ancora di correre

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Non è una voce, non è marketing estremo: McLaren ha davvero messo all’asta le monoposto della stagione 2026 prima che vedano l’asfalto. Un paradosso moderno che sembra scritto per la fantascienza automobilistica e invece è successo ad Abu Dhabi, nella settimana che ha chiuso la stagione di Formula 1. Lando Norris festeggiava, l’anno sportivo terminava e, mentre nel paddock si smontavano le hospitality, fuori si vendeva il futuro. E a cifre tali da far girare la testa anche nel mondo iper-lusso delle corse.

Chi ha alzato la mano, ha comprato una promessa. Una macchina che nessuno ha ancora guidato in gara, un prototipo che esiste più come idea che come storia. Una follia? O l’inizio di un nuovo mercato? La McLaren MCL40A è stata battuta a 11,8 milioni di dollari. Si compra il potenziale. Si compra il mito prima che accada. E forse è proprio questo il cuore dell’operazione.


L’asta che cambia le regole del gioco

Abu Dhabi Collectors’ Week. È qui che tutto si è consumato. Una sala piena di investitori, imprenditori e collezionisti disposti a pagare per entrare in un club minuscolo, esclusivo, irripetibile. Quei modelli — MCL40A di Formula 1, la Indycar Arrow McLaren Dallara-Chevrolet DW12 e la vettura WEC McLaren United — non correranno nel 2026. Forse nel 2027, forse dopo. Chi li ha acquistati li toccherà con mano nel 2028. Fino ad allora resteranno entità sospese, mezzi virtuali a cui mancano benzina, gomme consumate e telemetrie reali.

McLaren non ha venduto solo vetture. Ha venduto accesso, status, il diritto di sedersi al tavolo dei pochissimi. E l’ha fatto con lucidità chirurgica. Perché se c’è un settore che vive di simboli, non è l’automotive di lusso: è la Formula 1. Dove un casco diventa storia, una tuta diventa reliquia, una monoposto può trasformarsi in reliquario finanziario.


Una nuova era: quando si vende ciò che ancora non esiste

Domanda provocatoria: se le monoposto del 2026 sono già vendute, cosa impedirà alle scuderie di commercializzare quelle del 2027, del 2028, del 2030? Nulla. Questa mossa può essere l’inizio di un nuovo mercato collezionistico: l’anticipazione. Si acquistano non i risultati, ma la possibilità che la storia accada. E se un domani quella vettura vincesse un mondiale? Il valore schizzerebbe verso cifre difficili persino da pronunciare.

Non è solo business. È una forma di narrazione. Chi compra dice: io ci credevo prima che succedesse. Un gesto quasi romantico nel cinismo economico contemporaneo.

McLaren, negli ultimi anni, ha imparato l’equilibrio sottile tra performance sportiva e branding. Questa asta lo dimostra: mentre la pista crea il mito, il mercato lo monetizza.


Cosa hanno comprato davvero?

Non solo una macchina, ma un pacchetto:

  • Monoposto ufficiale McLaren 2026-2027 non ancora utilizzata in gara
  • Consegna prevista nel 2028
  • Utilizzo in pista solo sotto supervisione McLaren
  • Accesso privilegiato ad eventi e track experience personali

La clausola più interessante è questa: non si può usare la monoposto liberamente. È come avere tra le mani una Ferrari d’epoca e poterla guidare solo nel cortile del castello. Ma chi compra non vuole guidare. Cerca il possesso.

E mentre il mondo discute del prezzo esorbitante, un dettaglio scivola in secondo piano: all’asta è stata venduta anche una rarissima McLaren F1 GT Stradale per 25,7 milioni di dollari. Più del doppio della nuova F1. Segno che il passato ancora paga, ma il futuro potrebbe valere molto di più.


Il vero messaggio nascosto

La McLaren sta lanciando un segnale: le corse non sono più solo sport. Sono asset, investimento, arte contemporanea. Una monoposto diventa come un quadro di Basquiat o una scultura di Koons. Un simbolo di potere e accesso. Chi la possiede non compra solo metallo, carbonio e motori. Compra memoria futura.

In questo senso, McLaren ha anticipato la curva. Nessuno aveva ancora venduto un modello prima della pista. Ora tutti guardano, prendono appunti, aspettano la prossima mossa. Ferrari, Mercedes, Red Bull… quanto passerà prima che seguano la stessa strada?


IndyCar, WEC e la diversificazione

Se la F1 ha acceso i riflettori, ciò che viene dopo è ancora più interessante: 848.750 dollari per una IndyCar Arrow McLaren Dallara-Chevrolet DW12. 7,59 milioni per la vettura WEC McLaren United. Anche queste senza una storia agonistica alle spalle. L’asta non ha venduto tempi sul giro, ma pura potenzialità. Un collezionista potrà dire un giorno “io possiedo la macchina che…” oppure “io possiedo la macchina che non ha mai…”.

Entrambe le frasi valgono milioni.


McLaren come brand: oltre la pista

Per capire davvero cosa significa questa operazione bisogna guardare oltre i box. McLaren sta trasformando il suo nome in una firma culturale, non solo sportiva. È Apple quando non vende computer ma lifestyle. È Rolex quando non vende orologi ma tempo percepito.

Chi compra una McLaren non compra un’auto. Compra appartenenza.

E questa asta è stata una porta d’ingresso riservata. Chi l’ha attraversata ora è legato al team fino al 2028. Quattro anni di attesa. Quattro anni in cui il valore del bene acquistato potrà crescere ogni domenica — oppure crollare.

Rischio? Sì.
E proprio per questo attrae.


Il punto più interessante: non si è mai visto prima

McLaren ha fatto quello che in economia si chiama first move. Il primo passo che crea un precedente. A volte chi arriva prima vince tutto. A volte apre la strada agli altri.

Tre possibilità concrete per il futuro:

  1. Le scuderie imiteranno McLaren e nascerà un mercato anticipato delle monoposto
  2. I prezzi delle auto da corsa saliranno vertiginosamente come opere d’arte
  3. Il fenomeno resterà unico, raro e quindi ancora più prezioso

Il mercato dei motori non è nuovo alle cifre folli, basti pensare alle aste di Ferrari storiche o vetture che hanno corso a Le Mans. Ma vendere ciò che ancora non esiste è una frontiera nuova. E per questo affascina.


Perché questa storia sta esplodendo online

Perché contiene tutto ciò che genera attrazione mediatica:

  • Exclusivity
  • Futurismo
  • Soldi
  • Formula 1
  • Narrativa

Il concetto “McLaren vende a 11,8 milioni un’auto che non ha ancora corso” è perfetto per i feed social. Non richiede spiegazioni. È immediato, divisivo, potentissimo. Chi legge in pochi secondi sceglie: sogna o critica.

Ed è proprio in quell’emozione istintiva che questa vicenda diventa virale.


Alla fine cosa ci resta?

Forse questa storia non parla solo di auto, ma di desiderio.
Di quanto siamo disposti a pagare per immaginare.
Di quanto il futuro valga, quando ancora non è concreto.

McLaren lo ha capito prima degli altri.
Il resto del mondo sta solo iniziando a metabolizzarlo.

Chi ha comprato quelle monoposto attende il 2028.
Noi aspettiamo la prossima rivoluzione.