Dalle 2.200 procedure sospette e dunque attenzionate, ai 10mila – presunti – falsi incidenti. Lievitano le cifre relative alla maxi inchiesta condotta dagli agenti della Polizia Municipale di Napoli, che ad oggi ha condotto 18 avvocati ai domiciliari e 7 persone in carcere. Su di loro gravano le accuse di associazione per delinquere, truffa, falsa testimonianza e riciclaggio. Numeri ancora provvisori, quelli relativi all’inchiesta: tutti casi rispetto a cui erano stati richiesti e liquidati risarcimenti solo per i veicoli e non per le persone: di fatto centinaia di migliaia di euro che potrebbero essere stati riciclati sui conti del capo dell’organizzazione a Malta.
Nella giornata di ieri sono cominciati gli interrogatori per le 7 persone finite in carcere. Tra loro anche l’uomo ritenuto il capo e promotore dell’organizzazione titolare di una agenzia di pratiche automobilistiche, Vincenzo Cocozza. Gli interrogatori degli avvocati cominceranno nei prossimi quindici giorni.
Per gli inquirenti era Cocozza a gestire la giostra dei falsi incidenti, prima di tutto amministrando una serie di falsi testimoni, che ricevevano per ogni causa un compenso di cento euro. Il resto andava all’organizzazione. Sei i fedelissimi di Cocozza, tra cui il figlio e il cognato del rapinatore Mariano Bacioterracino.
Nell’elenco, tra i tanti, anche veicoli del Comune di Napoli, dell’Asia e di Poste italiane, chiamati in causa per sinistri mai provocati. Intanto promette ulteriori sviluppi anche il fronte assicurazioni. Alcune compagnie, infatti, avevano preparato nel tempo degli elenchi di autotutela con i dati di testimoni un po’ troppo ricorrenti.
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