Quarant’anni dopo quella sera del 1985, il nome di Giancarlo Siani continua a risuonare come sinonimo di coraggio e verità. Nel giorno dell’anniversario della sua morte, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dedicato un messaggio di forte intensità, ricordando come il giovane cronista del Mattino venne assassinato “barbaramente da killer della camorra perché aveva acceso la luce sulle attività criminali dei clan, svelato i loro conflitti interni, le viltà che li caratterizzano”.
Mattarella ha sottolineato come l’uccisione di Siani non sia soltanto un episodio del passato, ma un richiamo costante al presente. “Ricordare il sacrificio della vita di Siani porta inevitabilmente alla mente i numerosi giornalisti morti perché colpevoli di testimoniare la verità, di raccontare le violazioni del diritto, le aggressioni, le guerre, lo sterminio senza pietà. L’assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare”, ha dichiarato il Capo dello Stato.
Il messaggio del Presidente non è solo commemorazione, ma un impegno che interpella l’intera società. La vicenda di Siani, ucciso a soli 26 anni perché aveva osato raccontare i legami tra camorra, politica e affari, resta un monito eterno: il giornalismo libero è uno strumento di democrazia che va difeso, oggi più che mai.
Nel corso della giornata, Napoli e la Campania si stringono nel ricordo del giovane cronista, simbolo di una generazione che non ha avuto paura di sfidare l’omertà. La sua Mehari verde, oggi custodita come bene collettivo, continua a parlare alle nuove generazioni, ricordando che la verità non può essere messa a tacere.
Il sacrificio di Giancarlo Siani appartiene a tutti: alla comunità dei giornalisti, alla città di Napoli, ma soprattutto a un Paese che vuole essere libero dalle mafie. Come ha ribadito Mattarella, “la comunità non intende rinunciare” a quella parte di sé che Giancarlo rappresentava: la voce limpida della libertà.
Napoli si ferma per ricordare Giancarlo Siani
La mattina si apre presto, con la deposizione di una corona di fiori alle Rampe Siani, il luogo esatto del suo omicidio, a cura del Comune. Il sindaco, i familiari del giornalista – tra cui il fratello Paolo e il nipote Gianmario – e varie autorità istituzionali partecipano in silenzio, con rispetto, con lacrime e con il peso della memoria. “Ricordarlo è un dovere”, dice Paolo Siani, “se lo dimenticassimo sarebbe come se lo uccidessero un’altra volta.”
Segue poi l’evento “A 40 anni dall’omicidio: per non dimenticare”, organizzato da Il Mattino presso il Teatro Mercadante. Qui si incontrano colleghi, lettori, studenti, amici. Si parla della camorra, degli articoli che Siani scriveva, della precarietà che lo accompagnava, della sua Mehari verde, diventata simbolo di un giornalismo agile, precario, resistente.
Nel pomeriggio, studenti e cittadini si ritrovano in cortei silenziosi, striscioni, testimonianze. L’associazione Libera promuove momenti di riflessione: “Le parole di Giancarlo” è un reading che attraversa la sua opera, la sua scrittura, il coraggio delle sue inchieste. La Mehari, la sua macchina, è esposta come reliquia, come ricordo della quotidianità minata dal sopruso.
Alle 20, nel Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, una “Serata per la verità e l’impegno civile” riunisce voci diverse: giornalisti, scrittori, voci di comunità che non vogliono abbassare la guardia. Un messaggio che va oltre la memoria rituale: è invito all’impegno, alla responsabilità, perché la libertà di informazione non sia più considerata un lusso ma un diritto indispensabile.
Tra le iniziative, non secondaria è la messa celebrata a San Gennaro al Vomero, che richiama il sacro nel ricordo, la preghiera per chi non è più, il conforto per chi resta. Religiosità e impegno civile si intrecciano, perché Giancarlo non è stato dimenticato solo come cronista, ma come testimone della verità, della giustizia.

