Mastella annuncia un’alleanza che non esiste: il pasticcio politico in Campania

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Clemente Mastella
Clemente Mastella

È bastato un comunicato stampa, pubblicato in tarda mattinata, per scatenare una delle più controverse e imbarazzanti giornate della politica campana dell’ultimo periodo. Clemente Mastella, leader di Noi di Centro, ha annunciato con toni trionfali la nascita di un dialogo privilegiato con Casa Riformista – la lista che fa riferimento a Italia Viva – per costituire un nuovo gruppo consiliare moderato all’interno della maggioranza che sostiene Roberto Fico. Il problema è che quell’accordo non esisteva, né formalmente né informalmente. E che uno degli interlocutori citati, Stanislao Lanzotti, non rappresentava affatto il partito che Mastella ha tirato in ballo.
Secondo la versione del sindaco di Benevento, il progetto era già avviato: una collaborazione “in sinergia” con Lanzotti, indicato come coordinatore di Casa Riformista, con l’obiettivo di aggregare almeno cinque consiglieri e dar vita a un nuovo soggetto centrista. Un gruppo, nelle intenzioni di Mastella, che avrebbe dovuto portare maggiore stabilità alla maggioranza e che sarebbe stato sottoposto a breve al presidente Fico. Il messaggio era chiaro: l’accordo è pronto, mancano solo le firme
Nel giro di un’ora, però, è arrivata la doccia gelata. Casa Riformista ha diffuso una nota secca, firmata non da una singola voce ma dall’intera squadra istituzionale della lista: Armando Cesaro, coordinatore regionale di Italia Viva, i tre neoeletti al Consiglio regionale Ciro Buonajuto, Enzo Alaia e Pietro Smarrazzo, insieme al capogruppo Tommaso Pellegrino. La nota ha smentito ogni parola del comunicato mastelliano, chiarendo come non vi sia stata “alcuna interlocuzione né alcun accordo politico” con Noi di Centro. Non solo: i riformisti hanno spiegato che qualunque eventuale confronto con altre forze politiche dovrà essere valutato esclusivamente con la leadership nazionale guidata da Matteo Renzi. Una presa di distanza totale, che lascia intendere come l’annuncio di Mastella sia stato percepito come una forzatura ben oltre i confini della prassi politica.
La smentita non si è limitata al merito, ma ha implicitamente delegittimato anche il ruolo attribuito a Lanzotti. Casa Riformista, infatti, non lo riconosce come referente politico, né tantomeno come coordinatore. Il suo nome, uscito nel comunicato di Mastella, è diventato così la miccia di un caso destinato a far rumore, mostrando fratture e nervi scoperti.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato, nel pomeriggio, un affondo di Forza Italia. Il deputato Francesco Maria Rubano ha salutato positivamente la smentita dei riformisti, definendola “un atto di chiarezza politica” e accusando l’ipotetico asse Mastella-Lanzotti di aver lavorato a un progetto che avrebbe dovuto portare all’attenzione di Fico un pacchetto di nomi già pronti. Tra questi, secondo Rubano, ci sarebbero stati due profili molto noti: Caterina Miraglia, ex assessore regionale e madre di Lanzotti, e Sandra Lonardo, ex senatrice e moglie dello stesso Mastella. Una ricostruzione che, se confermata, getterebbe una luce ancora più controversa sull’intera vicenda, trasformando quello che sembrava un disguido politico in una manovra dalle ambizioni ben più articolate.
La giornata si chiude così, con un Mastella isolato, un Lanzotti che emerge come interlocutore non legittimato e una Casa Riformista compattata nella smentita, quasi a voler ribadire – anche sul piano interno – che il partito marcia in una direzione ben definita, lontana da operazioni non concordate. Nel mezzo, lo sguardo vigile del presidente Fico, che da spettatore di questo inatteso scossone vede agitarsi intorno alla sua maggioranza una partita che, almeno per ora, appare più simbolica che sostanziale.
Resta l’impressione di una giornata politicamente rocambolesca, in cui un comunicato nato per annunciare un’intesa si è trasformato in un boomerang. Una storia che, con ogni probabilità, avrà ulteriori sviluppi, ma che già oggi consegna un messaggio chiaro: in Campania, le geometrie della maggioranza non si ridisegnano a colpi di annunci solitari.