Mancano operatori sanitari e quelli assunti non coprono il fabbisogno ordinario

Il sistema sanitario è in crisi e l’emergenza si sta fronteggiando con un numero di lavoratori inferiore a quello che necessita in attività ordinaria. Questo è quanto si riassume dai dati pubblicati e sempre se siano coerenti con la realtà, a conclusione della riunione con la Regione tenutasi a Napoli lunedì 23 novembre in cui la CISL FP ha ribadito la propria posizione sia rispetto al reclutamento, che alla stabilizzazione e alle proroghe.

L’elemento di novità, che per la CISL era una logica conseguenza di fatto elaborata nella propria analisi, è che nel mentre il fabbisogno complessivo ammonta a circa 60.000 unità, nel concreto per i limiti imposti dalla impossibilità del superamento dell’1,4% della spesa complessiva del monte salari per il personale riferita all’anno 2004, che continua a persistere, comunque il fabbisogno aumenta dai 43.000 ipotizzati dal decreto del Commissario ad Acta della Campania 67 a 50.000 operatori necessari.

Pertanto ci si attesta, per garantire l’ordinaria erogazione dei livelli essenziali di assistenza, all’incirca ai 6.000 assumibili immediatamente, a fronte di una carenza di circa 20.000 operatori.

Dai dati riferiti alle assunzioni a vario titolo effettuate dal mese di marzo a tutt’oggi, per la Campania si rilevano assunti a vario titolo e nello specifico: rapporti libero professionali: medici 26, infermieri 261, altre professioni 73; rapporti libero professionali con personale collocato in quiescenza: medici 28, infermieri 4; incarichi individuali a tempo determinato: medici 93, infermieri 1127, altre professioni 590; assunzioni a tempo indeterminato: medici 174, infermieri 224, altre professioni 200; rapporti libero professionali: specializzati 182, medici abilitati non specializzati 85; altre tipologie: medici 134, infermieri 2, altre professioni 1, per un totale di 3304 operatori di cui 722 medici, 1618 infermieri e 864 altre professioni.

Poiché è la somma che fa il totale, a fronte dei 6.000 assumibili per la gestione ordinaria, che si ripete essere un dato sottostimato rispetto al concreto fabbisogno assistenziale, siamo al 50%, di cui solo 598 lavoratori hanno contratti a tempo indeterminato, nel mentre i restanti 2108 hanno sottoscritto varie tipologie di lavoro precario. E se il tutto si rapporta al dato di assunzioni necessarie, stimate tra i 15.000 e i 20.000 operatori, allora è evidente che siamo messi male, al di là di ogni prospettiva.

Con questo esercito stiamo combattendo una epidemia unica ed imprevedibile. Insomma una guerra nucleare forniti solo di archi e frecce e il cui plauso può andare solo a tutti gli operatori che la stanno combattendo in maniera impari ma con grande determinazione, abnegazione e deontologia professionale e senza un segnale tangibile da parte di coloro che potrebbero contribuire a potenziare gli organici, dare certezza di stabilizzazione del lavoro ma che ancora non lo fanno trincerandosi, all’interno delle loro torri d’avorio, dietro un burocratismo, patrimonio comune di una nuova oligarchia confusionaria.

Il Segretario Generale CISL FP  Pietro Antonacchio