Ma quale lingua morta, il greco?

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Il caso editoriale di “ La lingua geniale” di Andrea Marcolongo,  giovane scrittrice talentuosa, sorprende per il tema proposto e si rafforza con la seconda opera della stessa autrice, “ La misura eroica”. Perché ?

Una prima risposta la fornisce Indro Montanelli nella pagina che introduce alla sua “ Storia dei Greci” : “…è proprio in Grecia che affondano le radici culturali e spirituali dell’Occidente, è in quella piccola penisola e nelle sue innumerevoli colonie sparse nel Mediterraneo, in Asia Minore, nelle mille isole dell’Egeo e sulle remote rive del Mar Nero che sono state poste le basi della filosofia, della letteratura, dell’arte, della ricerca scientifica e religiosa che fiorirono in Europa e nel mondo nei secoli successivi “.

Il successo di un libro si deve, solitamente, alla storia, allo stile dello scrittore e anche alla sua notorietà, o alla particolarità del tema; ma nel caso specifico, cosa ha suscitato l’interesse del lettore?

Io credo proprio il greco, lingua capace di conservare in sé il mistero di un approccio esistenziale ormai lontano nel tempo, anche se ancora vivo dentro al non svelato che appartiene all’uomo.

Sono numerosi i liceali che si sono confrontati con le difficoltà interpretative di questa lingua ( sì perché bisogna interpretare per tradurre bene), e ancor più nutrito il numero di coloro che hanno scelto di non imbattersi in versioni ostiche dal greco, eppure “lui” è sempre lì a testimoniare il passato dal quale il mondo si è originato. E la ricerca delle origini è dentro di noi e non si placa mai.

La Marcolongo con straordinaria passione, ricorda che il greco è la lingua delle sfumature, della concisione e della precisione in grado di esprimere quello che, oggi, appare indescrivibile perché inenarrabile, ma contemporaneamente percepibile in una dimensione interiorizzata ma apparentemente inaccessibile. Quanta magia nell’inarrivabile che è tangibile!

Il greco è la lingua del “come” non del “quando”; è il luogo in cui esiste il duale, che non esprimeva una somma matematica quanto un’intesa, un accordo tra due cose correlate intimamente; è lo spazio in cui il nome ha il genere maschile, femminile e il neutro; è la lingua che percorre il tempo indefinito, ossia l’aoristo, l’azione che si compie ed è indipendente dalle conseguenze. Utilizzando le parole della  Marcolongo, “ il greco sa dire in modo unico, speciale, diverso da ogni altra lingua – e sì, per spazzar via ogni paura trasformandola forse in passione”.