L’Unità Nazionale al tempo del Coronavirus

Non siamo dinanzi all’emergenza terrorista e nemmeno dinanzi – chi ha una certa età ricorda – all’emergenza tutta nostrana del colera che fu. Ma di emergenza comunque si tratta. Il Coronavirus ci scuote in maniera subdola, ci rende indifesi nel timore istintivo, nei dubbi, nelle perplessità, negli spostamenti, nei rapporti con gli altri. Bene ha fatto il premier Conte, in queste ore, a smussare le polemiche coi governatori del Nord, pur in presenza di precise affermazioni OMS su quel che non ha funzionato in Italia tra leggi e leggine di vario livello, che riguardano anche la Sanità. Qualcosa è andato storto, ora ne paghiamo le conseguenze. Ma è tempo di reagire, pur nel gioco e nelle ragioni di parte, con spirito unico, nazionale e sanitario. Quindi massimo appoggio agli organi di vario livello, centrali e periferici, chiamati a decidere in una situazione non semplice, che coinvolge milioni di persone su scala nazionale e migliaia di persone su scala locale. Non è tempo di polemiche sterili, anzi è tempo di condivisione e di suggerimenti utili da parte di tutti, maggioranze e opposizioni, sindaci e consiglieri comunali, autorità sanitarie e così via. L’ Italia, la Campania e le nostre comunità hanno il compito di fronteggiare una situazione che va aggiornata, in numeri e casi, ordinanze e direttive, ora dopo ora.«L’ignoranza in fisica può produrre degl’inconvenienti, ma non delle iniquità; e una cattiva istituzione non s’applica da sè». Lo scriveva Alessandro Manzoni per l’Introduzione della Storia della colonna infame. Benedetto Croce, in verità, fu molto severo verso il il Manzoni, accreditando l’accusa di antistoricismo. Una difesa della Storia della colonna infame venne pubblicata da Leonardo Sciascia, che definì i giudici “burocrati del male” e che propose un parallelo tra le vicende del processo e le leggi speciali contro il terrorismo volte ad assicurare l’impunità per i pentiti politici. Non siamo, per fortuna, ai tempi del Manzoni, di Croce e nemmeno a quelli di Sciascia. Invochiamo l’unità nazionale e locale in altri tempi, i nostri, fatti di una Seconda o Terza Repubblica decisamente naif, debordante e tutta all’insegna dei social ma allo stesso tempo profondamente vera, con pregi e difetti, senza misfatti da coprire. L’Italia che resiste, per dirla alla De Gregori, non è sola quella del 12 dicembre di un cinquantennio fa. E’ anche quella di oggi, colpita nelle sue sicurezze ed esposta alle sue insicurezze. Ora e sempre resistenza, anche al virus che viene da lontano ma che ci fa paura da vicino.