L’Unione fa la forza ma c’è bisogno anche dei giovani

Apprezziamo molto l’idea lanciata e rilanciata da Manlio Torquato, ed anche  il tentativo pieno di razocinio da parte di Ciro Palumbo ed altri. L’Agro unito, dal punto di vista di una cabina di regia amministrativa che possa diventare anche socio-culturale-economica, è la vera svolta per i nostri territori, alle prese con tante cose in comune che si chiamano problemi, dai fondi che scarseggiano alla necessità, chiamola “moderna”, di ragionare per spazi più grandi del singolo comune. Palumbo sostiene che il progetto deve essere orizzontale e non imposto dall’alto, un Festival della Crescita con giuria popolare o quasi. Ma questi, pur giustificando l’orizzontalità, secondo noi sono processi che per forza di cose si governano. Qui non si parla di fusione – processo ben diverso – e nemmeno di referendum. Qui si parla di un’idea complessa, che deve partire dalla politica e dall’economia, ovviamente con la condivisione degli abitanti di un territorio che diventerebbe vasto e nello stesso tempo in grado di attirare risorse e interesse. Il convegno era ad un orario complicato in un giorno complicato, Sabato Pomeriggio, alla Baglioni. Spaventa però l’assenza totale di giovani nell’uditorio. I vecchi saggi, tanti presenti, fanno bene a sentire e a sposare la causa. Ma i giovani dov’erano? Anzi dove sono ? L’Agro unito dovrebbe interessare loro per primi, le idee nuove e i processi nuovi hanno bisogno del loro contributo. Per il resto concordiamo, l’editoriale dell’1 gennaio apriva l’anno giornalistico di questa testata auspicandosi per il 2019 un Agro il più possibile unito e forte, capace di sedersi al tavolo con Napoli e Salerno con pari dignità. La strada è lunga ma non deve spaventare il percorso.