L’ultimo saluto alla curva di Fabrizio Ferrigno, si è spento a 47 anni

Fabrizio Ferrigno se n’è andato. Sì, proprio lui, quello che voleva restare in campo per fare gol, quello che il campo non lo voleva lasciare neanche dopo il 90’ se non aveva vinto. Quello che  a Catanzaro chiamavano il sindaco. Quello che… Ferrigno. Perché Fabrizio era unico e stasera se n’è andato. Un male incurabile l’ha portato via in pochi mesi. Un calciatore che è sempre sembrato troppo vecchio, anche da ragazzo, con il sogno sfiorato nel Napoli. Un dirigente ancora giovane, una vita davanti. Quella che aveva raccontato prima di scoprire il mostro, quella passata in casa con la famiglia a cucinare durante il lockdown.

Ferrigno ce l’ha fatta appena in tempo a vincere il premio come miglior direttore sportivo della Lega Pro. Ma lui i calciatori sapeva vederli, perché sapeva affrontarli. Alla Paganese ha lasciato un bel ricordo. E il club lo ha ricordato con un comunicato.

In Campania ha giocato con il Benevento e per qualche mese alla Juve Stabia in serie C1. Picchiava Fabrizio in campo e anche fuori. Ci sapeva fare. Catanzaro era la sua terra, un napoletano che si faceva amare in Calabria, tra gol, giocate e maglie sudate. Sotto la curva a salutare e ad esultare per prendersi quella fetta di popolarità che il calcio gli aveva riconosciuto in serie C, nonostante i mezzi tecnici da categoria superiore. L’addio a 47 anni è un colpo inaudito. Una partita sospesa troppo presto, quella con la vita. Fabrizio ha vinto, ha realizzato il suo sogno di calciatore. E’ stato amato. Ha vinto, ha perso e ha soprattutto lottato. Lassù dategli un pallone e non ve ne pentirete.

Luigi Capasso