Luisa Ranieri è la Preside di Caivano nella serie Rai

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Luisa Ranieri è la Preside di Caivano nella serie Rai

Luisa Ranieri torna a Napoli per La Preside: “Ho ritrovato la città che ho vissuto da ragazza”

Per due giorni Luisa Ranieri è stata l’ombra di Eugenia Carfora. L’ha seguita nei corridoi, nelle aule, negli sguardi scambiati con studenti difficili e spesso già segnati. Un’immersione totale nella quotidianità della preside di frontiera che, a Caivano, ha trasformato una scuola destinata all’abbandono in un presidio di legalità e futuro. È da questa esperienza che nasce La Preside, la miniserie Rai che riporta l’attrice napoletana nella sua città e la mette di fronte a una delle sfide civili più forti raccontate dalla televisione pubblica negli ultimi anni.

Ranieri osserva, ascolta, assorbe. Per interpretare Eugenia Liguori, personaggio ispirato alla vera dirigente scolastica, rinuncia alla sua immagine abituale, cambia colore di capelli, ma soprattutto lavora sullo sguardo. Fiero, ostinato, mai rassegnato. Dentro quello sguardo convivono la determinazione e il sogno, la fatica e la speranza. È lo stesso spirito che attraversa una delle frasi chiave della serie: li devo far tornare tutti a scuola questi ragazzi, ora abbiamo fatto la scuola, ora facciamo gli alunni. Una battuta che sembra uscita direttamente dalla bocca di Eugenia Carfora.

La preside “pazza” che non si arrende

Quando Eugenia Carfora arrivò a Caivano, la chiamavano ‘a pazza. Una donna che si ostinava ad aprire ogni mattina i cancelli, anche quando tutto sembrava suggerire il contrario. A raccontarlo è lei stessa, spiegando che dietro quella follia apparente c’è un esercito silenzioso fatto di collaboratori scolastici, assistenti, docenti. Persone abituate a lavorare, a faticare, a reggere il peso di una scuola che nelle periferie rischia sempre di soccombere.

La preside dell’Istituto superiore Morano parla di rigore, di sacrifici, di una famiglia spesso messa in secondo piano. Ma soprattutto parla di una scelta precisa: non rassegnarsi mai. Perché nelle realtà più fragili basta poco affinché un colore sovrasti tutti gli altri. E la scuola, se non è vigile, rischia di spegnersi.

Luisa Ranieri e l’impegno oltre il glamour

Luisa Ranieri è una delle attrici italiane più riconoscibili. Sul red carpet è sinonimo di eleganza, i suoi look diventano copertine, i fotografi la inseguono. Ma dietro l’immagine glamour c’è una scelta costante di ruoli che parlano di responsabilità, identità, impegno civile. La Preside rientra pienamente in questa traiettoria.

Interpretare Eugenia Carfora non è stata solo una sfida artistica, ma una presa di posizione. Raccontare una storia in cui la scuola diventa l’unico argine possibile contro la dispersione scolastica e la criminalità significa portare in prima serata una domanda scomoda: cosa succede quando lo Stato arretra e resta solo l’ostinazione di singole persone?

La serie, diretta da Luca Miniero e coprodotta da Luca Zingaretti, affronta senza filtri la quotidianità di un istituto che sorge a pochi passi da una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. Qui la scuola non è un luogo neutro, ma una vera ancora di salvezza.

Napoli ritrovata, tra memoria e realtà

Per Luisa Ranieri, tornare a girare a Napoli ha avuto anche un valore personale. Racconta di una città mescolata, complessa, attraversata da mondi diversi che si incontrano fin dai banchi di scuola. Lei stessa frequentava via Manzoni, ma accanto a sé aveva ragazzi di Caivano, di San Giovanni a Teduccio, di Caserta. Un intreccio di storie e provenienze che, oggi come allora, rappresenta una ricchezza.

Durante le riprese de La Preside, dice di aver ritrovato quella stessa umanità. Una Napoli vera, lontana dalle cartoline, fatta di relazioni, contraddizioni, energia pura. Una città che non divide nettamente per classi sociali, ma costringe a convivere, a guardarsi, a riconoscersi.

Il rapporto con le figlie e il senso dell’educazione

Madre di due bambine, Emma e Bianca, Luisa Ranieri vive quotidianamente il rapporto con il mondo adolescenziale. La primogenita è già grande abbastanza da confrontarsi con le stesse tensioni, le stesse fragilità che la serie racconta. L’incontro con Eugenia Carfora, ammette, ha rafforzato alcune convinzioni, più che cambiarle.

Non si definisce un’educatrice, ma crede ancora nel valore dei limiti. Riprendere quando serve, accogliere quando è necessario. Dare ascolto, ma anche frustrazioni. Perché, sostiene, non si cresce senza regole e senza ostacoli. In famiglia i ruoli si alternano, bad boy e good boy, perché educare è anche sapersi spostare, adattare, restare presenti.

La Preside non è solo una serie tv

La Preside non racconta un’eroina senza crepe. Racconta una donna che sbaglia, insiste, cade e si rialza. Una figura che non diventa santino, ma esempio concreto. Ed è forse questo il motivo per cui la storia di Eugenia Carfora continua a colpire: perché dimostra che il cambiamento non arriva per miracolo, ma attraverso la fatica quotidiana.

Luisa Ranieri presta il volto e la voce a questa battaglia, riportando Napoli al centro del racconto e mostrando come, anche nelle periferie più difficili, la scuola possa ancora essere il luogo dove il futuro prende forma.