L’orrore della guerra e la commovente storia di Laila

È morta assiderata a un anno e mezzo tra le braccia del padre che cercava di portarla a piedi in ospedale da un campo profughi improvvisato, nel nord ovest della Siria, vicino al confine con la Turchia.

Iman Mahmoud Laila viveva in una tenda – racconta il Syrian Network for Human Rights – vicino al villaggio di Màrata, nel governatorato di Aleppo con la famiglia. Con il freddo pungente di questi giorni, in un alloggio precario senza riscaldamento, si è ammalata e ha cominciato ad avere problemi respiratori. Il padre ha deciso di andare in un ospedale, a diverse ore di cammino, dove però è arrivata senza vita il 13 febbraio. Laila e la sua famiglia erano sfollati dalla città di Hamouriya, nella Ghouta orientale del governatorato di Damasco.

La Siria ormai è una polveriera pronta a esplodere, con il nord in ebollizione. Una situazione che per Mosca sta diventando sempre più difficile da gestire e dove soprattutto a pagare le spese è la popolazione civile. Oggi a diventare incandescente è stata la zona di Aleppo. A distanza di poche ore è arrivata la notizia che a ovest della città 8 persone, fra cui donne e bambini, sono state uccise da raid aerei e colpi di artiglieria russi e siriani. All’orrore della guerra, si aggiunge l’inclemenza della natura, con la morte per assideramento della piccola Leila.