Il Tar Campania dà ragione al Comune di Pompei e boccia la Clinica Maria Rosaria, che non potrà così condonare gli abusi edilizi effettuati nella struttura sanitaria. E adesso, la clinica rischia di perdere la sua autorizzazione sanitaria, che viene rilasciata proprio dal Comune sul quale è ubicata la struttura e che ha una normativa ben specifica che in un punto dimostra come alla clinica Maria Rosaria si sia operato con leggerezza o con il chiaro interesse di trarne profitto. Infatti, in materia edilizia, l’autorizzazione viene rilasciata se c’è una previa comunicazione per… “l’ampliamento e la riduzione dei locali nonché le trasformazioni interne se ed in quanto incidano sulla conformità della struttura ai requisiti”.
Ma lo scontro con il Comune di Pompei che ha portato alla bocciatura del ricorso al Tar era nato tre anni fa, quando l’ente aveva rigettato l’istanza, da parte della spa che gestisce la clinica, di costruire in sanatoria alcuni manufatti che si trovavano in più parti della struttura pompeiana. Alla base, però, c’è un ampliamento edilizio della struttura di ben 900mq.
Tre i motivi che all’epoca portarono al diniego del Comune: i termini di presentazione della domanda; l’abuso realizzato su immobile soggetto a vincoli ambientali già esistenti; gli abusi effettuati in ambito di Piano Territoriale Paesistico (PTP) in zona RUA con un vincolo di inedificabilità dove è vietato qualunque aumento di volumetrie.
In parole povere, chi ha compiuto gli abusi edilizi non poteva non sapere.
Anche per questo il 21 maggio del 2019 il Tar della Campania ha espresso parere negativo al ricorso, nonostante i legali della casa di cura abbiano contestato sia i termini di presentazione della domanda di condono, sia la mancata verificata dei tecnici comunali e anche la possibilità di eludere i vincoli da parte delle strutture sanitarie per offrire il loro pubblico servizio.
Il Tar ha riconosciuto solo la consegna entro i termini della domanda al protocollo generale del Comune di Pompei, ma i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale hanno motivato la loro decisione bocciando senza indugio la clinica, perché l’abuso… “risulta realizzato su un immobile soggetto a vincolo ambientale e non è conforme alle norme urbanistiche – scrivono nella sentenza -. Infine, l’area è sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, un’area al cui interno è vietato qualsiasi intervento che comporti incremento dei volumi esistenti”.
E la società che amministra la clinica è stata condannata anche al pagamento di una sanzione di 3.000 euro.
Una vicenda che lascia sorgere diversi dubbi, visto che non ci troviamo di fronte alla costruzione di un armadio in muratura per gli attrezzi, bensì dell’ampliamento del volume di una struttura sanitaria di ben 900mq. L’unica cosa certa è che durante i lavori di ristrutturazione il cantiere non è stato mai chiuso, nonostante l’opera di ampliamento che non poteva passare inosservata, così come è certo che chi ha costruito non poteva non sapere, ma probabilmente era convinto di risolvere tutto con un condono.

