Sono passati diciotto anni dall’omicidio di Giuseppe Veropalumbo, avvenuto proprio la notte di capodanno del 2007, eppure ciò che è accaduto ieri sera a via Gino Alfani — una rissa con ferimento tramite coltellata durante i festeggiamenti a via Gino Alfani— ci ricorda con drammatica evidenza che poco o nulla è cambiato.
Quest’ultimo episodio di violenza non è un caso isolato, ma il sintomo di un malessere profondo e radicato, che affonda le radici in una mentalità camorristica che continua a permeare il tessuto sociale ed educativo della nostra città. Non basteranno i proclami o le soluzioni semplicistiche, come l’invio dell’esercito, a risolvere problemi che richiedono risposte complesse, coordinate e soprattutto durature.
A mancare non sono solo le forze dell’ordine — il commissariato di Torre Annunziata ha carenze organiche del 50%, i vigili urbani sono impegnati in compiti spesso distanti dalla sicurezza di strade e piazze — ma anche politiche pubbliche capaci di offrire alternative concrete al disagio giovanile.
Serve un cambio di passo. Servono interventi che uniscano prevenzione e repressione, presenza istituzionale e progettualità educativa. Ecco perché, come già fatto in seguito all’omicidio di Pasquale Nappo a Boscoreale, rinnoviamo con forza la richiesta di convocare urgentemente l’Osservatorio permanente sulla legalità, affinché si possano analizzare le criticità emerse e definire azioni concrete e coordinate.
In particolare, chiediamo che si avvii un lavoro sistematico su quattro direttrici:
- Scuola come presidio H24: tempo pieno, attività extracurricolari, patti educativi di comunità per contrastare la dispersione scolastica e strappare i ragazzi alla strada.
- Rigenerazione urbana e riuso dei beni confiscati: restituire spazi alla comunità, creare luoghi di aggregazione giovanile liberi dal controllo criminale.
- Formazione e lavoro legale: borse di studio, tirocini retribuiti, sostegno alle start-up della legalità.
- Supporto psicologico ed educativo di prossimità: educatori di strada e supporto alle famiglie per spezzare la trasmissione intergenerazionale della cultura camorristica.
Solo attraverso un continuo e coordinato controllo del territorio che vada oltre le iniziative spot delle “zone rosse” e un impegno corale e strutturato — che coinvolga istituzioni, terzo settore, parti sociali, scuole e imprese — possiamo restituire un futuro ai giovani di Torre Annunziata e contrastare alla radice – meno che mai con attraverso ordinanze sindacali disattese – non solo le “botte di Capodanno”, ma ogni forma di illegalità e violenza.

