Letti per voi: “Trascurate Milano” di Luca Ricci

Ci sono libri che lasciano l’amaro in bocca perché tracciano perfettamente il confine tra quello che sta sopra di noi, ossia il mondo nel quale ci illudiamo di vivere, e quello che sta sotto, ossia lo spazio che abitiamo e nel quale ci concediamo di essere noi stessi. A volte.

Città metropolitane che spogliano, trasformano, divorano, impongono, e noi tutti siamo travolti in un susseguirsi di eventi che neanche sentiamo, ma assecondiamo.

La città dove la storia che Luca Ricci racconta in Trascurate Milano –  La nave di Teseo edizioni, è quella appena descritta, una specie di mostro che ingurgita e snatura tutto e tutti, in un modo lascivo e senza lasciare tracce.

I binari paralleli della metropolitana sotterranea incrociano corpi ad ogni ora, ed è in quei corpi che avviene il risveglio dal letargo di esistenze vuote, cadenzate sui ritmi di ricorrenze che mimano un rituale anonimo.

A Natale Milano è anche questo: luci accese che incantano, anime spente che affogano nei silenzi della solitudine.

Un lui e una lei che si ritrovano in un amplesso bramato, mai evitato.

I ruoli nelle relazioni sono chiaramente definiti in questo coacervo di intrecci e stigmatizzano rapporti ormai apatici e fintamente appaganti: una moglie e un’amante che segnano il tempo dell’amore dovuto e di quello voluto che giungono a saturarsi nell’indistinto.

L’amore arriva nel sottosuolo, al riparo dallo scintillio posticcio delle luminarie che ribadiscono l’essere parte di un mondo in festa, ma che è solo un’illusione.

Tutti contemplano qualcosa che si crede esista, nessuno accetta l’atroce verità: siamo soli e quanto più evitiamo di riconoscerlo, tanto più siamo abbandonati alla nostra infelicità taciuta.

Sui binari la vita riprende il suo cammino e tutto svanisce come l’illusione di esserci concessi l’autenticità di un amore.