In un’accogliente Livorno Alice Cappagli, violoncellista nell’orchestra del Teatro alla Scala, ambienta il suo romanzo dal titolo “Niente caffè per Spinoza”, edito da Einaudi.
Un incontro causale, dettato dalla necessità di godere di un piccolo stipendio per affrancarsi da una situazione familiare che si trascina da tempo, offrono la possibilità a Maria Vittoria, la protagonista, di prendere coscienza del cunicolo in cui la sua vita è scivolata.
Il lavoro è quello di badante di un anziano professore di filosofia cieco, che vede meglio di quello che si potrebbe immaginare.
Maria Vittoria è una brava casalinga e subito prende in mano le redini della casa senza particolari difficoltà; il professore è colto e circondato dall’affetto di amici altrettanto preparati che allietano le sue giornate, altrimenti monotone e solitarie.
I due, complice la situazione che si è venuta a creare, instaurano una conoscenza che diventa condivisione di momenti quotidiani importanti.
La giovane scorge nuovi orizzonti che la spingeranno a considerare nuove prospettive per la sua vita.
Il professore ha il vezzo di ricorrere alle massime dei filosofi che custodisce a memoria, per orientarsi nel quotidiano a volte incomprensibile, e quando il ricordo risulta meno vivido, coinvolge Maria Vittoria nel recupero delle massime, dando indicazioni precise riguardo al posizionamento dell’opera nella libreria della casa.
L’operazione inconsueta per la badante è l’inizio di un nuovo modo per leggere le vicende della vita, e per iniziare un nuovo percorso che la spingerà a riprendere gli studi abbandonati precedentemente.
Una storia semplice che lascia intravedere gli straordinari virtuosismi che la vita stessa può offrire a chi si lascia condurre dagli eventi, senza rincorrerli, in uno spazio in cui la filosofia è da sempre lo strumento principe per riuscire a districarsi nei vortici dell’esistenza attraverso un pragmatismo che volge lo sguardo all’astrazione del pensiero.
I due personaggi seguono ciascuno la propria meta che si biforca nel prosieguo: ognuno ha davanti a sé un finale differente che sancirà una separazione, ma ciò che si è costruito non andrà perduto.

