Filomena Baratto è un’insegnante e una scrittrice che ho conosciuto da poco più di un anno. Parlarci è stato facile sin da subito, complici le storie narrate nei suoi libri.
In “Just job”, edito dalla graus editore, la Baratto ci affida il racconto di una rinascita.
In una Genova stretta nella morsa della crisi economica, il personaggio attorno al quale si snocciolano le vicende è Marcello, un uomo di mezza età, affascinante e di successo fino al momento del licenziamento per una contrazione dell’organico all’interno dell’azienda di import-exsport nella quale lavora.
La vita cambia, le prospettive cambiano, i rapporti stridono.
La perdita del lavoro è nella nostra cultura la fine di tutto, all’improvviso il futuro non esiste più, e le speranze si trasformano nel ricordo di quello che quasi sicuramente non potrà più realizzarsi.
L’immagine di chi, riempito lo scatolone contenente il materiale utilizzato in ufficio, prende tutto e va via con l’idea del cambiamento alle porte, non ci appartiene. Viviamo una realtà sociale differente da quella presentata nei film americani.
L’esclusione dal mondo lavorativo è per chiunque devastante perché il lavoro conferisce uno status riconoscibile; sappiamo chi siamo e qual è il nostro ruolo; possiamo scegliere cosa fare, cosa comprare, semplicemente esistiamo.
Nel caso di Marcello, c’è una moglie che, seppure precaria, è in grado di sostenere la famiglia, ma non basta per contenere l’insoddisfazione di un uomo che si trova nella necessità di ricostruire la propria dignità. Sì, perché la dignità si lega direttamente al lavoro.
E cosa può succedere quando questo castello di convinzioni, radicate nella costruzione dell’identità, frana sotto i nostri occhi, e siamo impotenti di fronte alla valanga che ci travolge senza indicarci il luogo dove ci indirizzerà?
E come reagisce un uomo quando l’ineluttabile si concretizza senza essere preparati all’eventualità?
La quotidianità di Marcello segue ritmi completamente differenti.
Esiste un’alternativa all’assenza di ruolo?
Marcello si abbandona agli eventi e lascia fluire l’emotività: inizia ad ascoltarsi, a ricordare quelle che sono sempre state le sue passioni accantonate per svolgere un lavoro agli antipodi delle naturali inclinazioni.
Cambiare o essere costretti a modificare le proprie abitudini, lo costringe a barcamenarsi in situazioni nuove che aprono a nuove amicizie, a nuovi rapporti, a nuovi amori, anche a nuovi fallimenti.
Le opportunità per rinascere si nascondono anche nelle situazioni totalmente negative?
La Baratto usa la scrittura per raccontare storie nelle quali i protagonisti si ritrovano con la parte più vera di sé stessi, e imparano a trarne una morale che sonda l’animo umano anche a costo di perdere quello che si è costruito fino a quel momento.
Marcello asseconda il cambiamento, accetta con rassegnazione la battuta di arresto che la sua esistenza subisce. Il non avere più una casa, il gruppo di amici che il ruolo prevede nella scala sociale, la mancanza di denaro, lo costringono in una situazione di dipendenza.
È in quella apparente dipendenza che si annida la possibilità di ricalibrare tutto attraverso la scoperta di un nuovo modo di stare al mondo e di individuare nuovi orizzonti in cui anche i rapporti affettivi rivelano nuove geometrie, perché la vita è sempre capace di sorprendere.
