Letti per voi: “Il treno dei bambini” di Viola Ardone

“Il treno dei Bambini” scritto da Viola Ardone e edito da Einaudi è un libro che si legge con l’emozione contratta nello stomaco dall’inizio alla fine.

La fine della Seconda guerra mondiale lascia un paese impoverito, soprattutto nelle regioni meridionali, e il Partito Comunista organizza viaggi per i bambini che vivono in situazioni di marginalità economica, offrendo loro la possibilità di soggiornare per un periodo di tempo presso famiglie del nord disposte ad accoglierli come figli.

Il tempo che precede la partenza è costellato da domande e da incertezze, molti credono che i bambini verranno mutilati o uccisi e che l’iniziativa non sia un’occasione da prendere in considerazione anche se le condizioni economiche sono davvero difficili.

Amerigo Speranza è uno di quei bambini che salirà su quel treno per ben due volte, ma tra la prima e la seconda cambierà qualcosa e nulla tornerà ad essere più lo stesso.

Una pagina della nostra storia spesso dimenticata che la Ardone tratteggia in modo preciso, lasciando emergere nel lettore, gli interrogativi più difficili che la vita propone.

È giusto che le famiglie in difficoltà lascino crescere i propri figli da quelle con maggiori disponibilità? Questo allontanamento, quali conseguenze determinerà nella vita degli attori coinvolti? Quello strappo potrà rimarginarsi? Cosa vuol dire crescere? La genitorialità si consolida con la quotidianità, oppure no?

Amerigo dimostrerà una maturità inattesa quando, ancora bambino, deciderà il suo destino di cui ha solo assaporato il fascino, ma il prezzo da pagare sarà alto e lo porterà a chiudere i canali emotivi per sopravvivere, come i bambini sono soliti fare, quando non vogliono soffrire.