Letti per voi: “Follia” di Patrick McGrath

Ci sono letture il cui retrogusto persiste nei pensieri, storie maledette che continuano a produrre considerazioni o semplicemente faticano a lasciare il posto ad altre riflessioni. Perché accade? La risposta non è sempre immediata e, spesso, spinge verso direzioni pericolose da sondare.

Lo scrittore Patrick McGrath ambienta il racconto in un tetro manicomio criminale nell’Inghilterra del 1959, dove si consuma la torbida passione tra Stella Raphael, moglie dello psichiatra che ambiziosamente mira a posizioni di rilievo che ne consacrino la carriera professionale all’interno dell’istituzione, e tale Edgar Stark, un detenuto ricoverato per aver commesso un uxoricidio particolarmente violento.

L’epilogo della vicenda, come può immaginarsi, non sarà dei più lieti, ma poco importa, perché il lettore, dopo essere stato introdotto inizialmente in un racconto senza particolari scossoni, si ritroverà assorbito in un avvicendarsi di umori e sensazioni davvero coinvolgenti.

La narrazione non incede a virtuosismi stilistici che esaltino il lettore, ma la presa che le parole esercitano cadenzate e quasi lievi, descrivono un’atmosfera pregna di inquietudine che seduce e afferra lo spettatore.

La mente umana, inafferrabile plastico da esaminare, non considera gabbie interpretative e quello che appare incomprensibile per logica, diventa materiale accessibile se approcciato ricorrendo a chiavi di pensiero che, patrimonio di tutti, vivono sepolte tra schemi di comportamento socialmente condivisi e accettati.

L’ignoto che si agita in ciascuno, spaventa e si cerca di allontanarlo.

In una società vincolata al perbenismo, Stella si ritrova da sola con i suoi fantasmi a scegliere le strade da percorrere; strade pericolose ma reali nelle quali sperimentare la vita in un modo inconsueto senza filtri.

L’incanto si trasforma in inferno, ma la perdizione si nutre di passione, di vita.