LETTERE CON UN PIZZICO DI FILOSOFIA- Caro Antonio Pecoraro

I veri amici sono rari perché la domanda è minima. (Marie Von Ebner Eschenbach)

Segnali fumo, caro Antonio, mi dicono che presto convocherai un’assemblea più rara che unica, scuso volevo dire una. Quella dei fusibili, per usare un termine meccanico noto a qualche associato. Ti stimo immensamente, lo sai. Come stimo il geologo, i ragazzi di Urbe e … basta. Ma tu davvero credi che in nome dell’archeologia – nel tuo caso – e dei dispettucci personali – in altri casi – si possa parlare ancora di fusione tra le due Nocera e non già di Unione o di un percorso che metta assieme più comuni, dai non credo e spero tu non creda. I tuoi compagni di viaggio, parliamone. Un signore che da giovane assieme al fratello dava fuoco alle sedi del PCI. Uno schizzofrenico che accusa altri di essersi venduti quando è notoriamente, anche per la giustizia, al centro di vicende di stalking e di chat strane. Un abatino che, dopo esser inciampato in strade maistre, adesso deve fare attenzione a scoprirsi per il delicato ruolo che riveste. Un letta-pittelliano in cerca di una nuova piramide politica. Un caso da neuro diagnosticato che usa la fusione come scolorina, con la scc napoletana ovviamente. Un conserviatore, diciamo così, che sta a  destra a sinistra al centro e a manca contemporaneamente. Il calabrese di Raito non se citarlo o meno, può essere pericoloso, so solamente che ora preferisce le mentine ai Mcdonald. Un tuo fido amico che mesi fa un altro pò proponeva il voto di scambio ad una convention pre-elettorale sotto forma di pizza. Antò, scetat a stu suonno, tu sei una persona onesta, leale e coraggiosa. Un presidente vero, non come omologhi che s’alzano e s’abbassano. Con immutata stima, un abbraccio, in attesa di nuove battaglie in comune, qualsiasi comune, senza distinzione. Segue dedica.