Si entra nella settimana decisiva per le possibili modifiche alla legge di bilancio. Venerdì 14 novembre alle ore 10 scade il termine per la presentazione dei testi in Commissione Bilancio al Senato: da qui a poche ore si concentreranno le proposte più rilevanti, alcune delle quali già identificate come prioritarie nelle fila della maggioranza.
Tra gli emendamenti più attesi emergono la trasformazione in norme pluriennali degli iperammortamenti a favore delle imprese, la revisione della tassazione sui dividendi delle holding per evitare la doppia imposizione e il rischio di fuga di capitali, un ritocco al ribasso dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi a finalità turistica e l’ampliamento della pace fiscale anche per chi ha accertamenti in corso. Si discute inoltre dell’estensione della flat tax per gli under 30. A proporre molte di queste misure potrebbero essere soprattutto Lega e Forza Italia, mentre FdI concentrerà l’attenzione su casa e dividendi. Le opposizioni annunciano invece che punteranno su salute e welfare come priorità di modifica.
La scadenza parlamentare è seguita da un secondo termine, quello dei segnalati, fissato al 18 novembre: potrebbero essere circa 300, con la maggioranza intenzionata a rivendicare fino a due terzi delle proposte. Ma i margini di manovra, nelle valutazioni dei tecnici, restano ristretti: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che l’Aula è sovrana, ma ha chiarito che le proposte emendative dovranno essere corredate da adeguata copertura finanziaria a saldi invariati. In sostanza: possibilità di cambiare sì, ma solo entro i vincoli di bilancio.
Sullo sfondo delle trattative pesa il dibattito tecnico emerso nelle audizioni di Istat, Banca d’Italia, Upb e Corte dei conti: parte dei rilievi riguarda la distribuzione dei benefici della manovra, con osservazioni sul fatto che il taglio della seconda aliquota Irpef arrivi in misura prevalente ai redditi più elevati. Su questo fronte la premier Giorgia Meloni ha respinto le critiche definendole infondate e invitando ad avere coraggio nel difendere le scelte del governo. Il ministro Giorgetti ha esposto la linea dell’esecutivo: proseguire la strada dei “mille giorni” con controllo della spesa, supporto agli investimenti, sostegno ai redditi reali e impegni in sanità, sempre con prudenza sui saldi.
Sul tema degli affitti brevi è scontro interno: la Lega chiede la cancellazione della norma che innalza l’aliquota della cedolare secca dal 21% al 26%, mentre Forza Italia spinge anch’essa per una modifica. Un punto di possibile sintesi sarebbe una aliquota intorno al 23%, ma il Tesoro rimane fermo sulla linea secondo cui la cedolare è pensata soprattutto per favorire l’emersione del sommerso nelle locazioni lunghe, non per incentivare gli affitti mediati dai grandi portali.
Per quanto riguarda i dividendi, la preoccupazione avanzata da Forza Italia riguarda il rischio di doppia tassazione in contrasto con la normativa comunitaria: per questo si ipotizza l’introduzione di un credito d’imposta volto a evitare la fuga di capitali verso giurisdizioni estere. Sul fronte della pace fiscale la Lega chiede di allargare la platea e rendere più flessibili le rateazioni, con proposte anche estremizzate che parlano di aumentare il numero delle rate fino a 200, mentre il pacchetto oggi prevede la rottamazione in 54 rate bimestrali in 9 anni.
Dal mondo delle imprese arriva la richiesta di maggiori certezze: Confindustria, per voce del presidente Emanuele Orsini, ha accolto con favore l’apertura del ministero sull’ipotesi di rendere pluriennali iper e superammortamento, sottolineando come misure stabili siano necessarie per mantenere gli investimenti in Italia e la competitività sui territori.
Nei prossimi giorni è attesa una riunione tra le forze di maggioranza e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani per provare a trovare una sintesi sulle proposte praticabili. Tuttavia, la certezza è che solo una parte degli emendamenti presentati riuscirà a trovare spazio e coperture nel testo definitivo: la partita decisiva si giocherà tra le richieste politiche e i vincoli tecnici di finanza pubblica.

