Dal 1° gennaio 2026 cambieranno profondamente le modalità di gestione dei permessi e dei congedi previsti dalla Legge 104. L’obiettivo è prevenire abusi e garantire che i benefici arrivino esclusivamente a chi ne ha diritto. Non basterà più ottenere una volta sola il riconoscimento della disabilità grave: l’INPS potrà verificare in qualsiasi momento la sussistenza dei requisiti.
Una novità centrale riguarda i dipendenti pubblici: i datori di lavoro potranno chiedere all’INPS controlli diretti sulla legittimità dei permessi mensili retribuiti. Le verifiche saranno condotte da medici della sanità pubblica e militare, in collaborazione con l’ente previdenziale. Le modalità operative precise saranno definite da un decreto ministeriale, ma l’impostazione generale punta a controlli più frequenti e capillari.
Oltre alle verifiche mediche, le amministrazioni pubbliche dovranno trasmettere all’INPS tutti i dati sui permessi e congedi concessi, inclusi quelli straordinari e parentali, con il nominativo della persona assistita. Questo permetterà di incrociare le informazioni e individuare eventuali abusi, come permessi richiesti per lo stesso familiare da più persone o per soggetti deceduti.
Il ministro Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che lo scopo della riforma è colpire gli abusi, fenomeno che ha provocato perdite significative per l’INPS. Tuttavia, i controlli più serrati rischiano di complicare la vita ai lavoratori legittimamente titolari dei benefici. Il vero equilibrio sarà garantire le tutele a chi ne ha diritto senza ostacolare chi utilizza correttamente i permessi.
La riforma si affianca alle novità introdotte dalla Legge 106 del 2025, che aumenta le tutele per chi assiste persone con disabilità o patologie gravi. Dal 2026 sono previste dieci ore aggiuntive di permesso retribuito all’anno per visite mediche, terapie o esami, che si sommeranno ai tre giorni mensili già riconosciuti dalla Legge 104.
Per i congedi straordinari, il massimo complessivo potrà arrivare fino a due anni, variando a seconda che si tratti di assistenza a un familiare o alla persona malata stessa. Anche i lavoratori autonomi potranno sospendere l’attività fino a 300 giorni all’anno, sempre con certificazione medica. Queste misure mirano a conciliare lavoro e cura, ma la loro efficacia si misurerà nella pratica quotidiana.

