Lega di Serie A spaccata anche sulla botanica, Del Pino batte Abete e non solo lui…

Paolo Dal Pino e’ il nuovo presidente della Lega Serie A, che sulla sua nomina si e’ spaccata quasi in due, come spesso accade. Dopo trent’anni fra telecomunicazioni ed editoria, il manager milanese classe ’62 guidera’ almeno per una dozzina di mesi (nel 2021 finisce il quadriennio olimpico) la litigiosa associazione locomotiva del calcio italiano, reduce da tre anni travagliati e destinata ad affrontare mesi caldi per i diritti tv. Sfiorata l’elezione con 13 e 12 voti lo scorso 16 dicembre, questa volta Dal Pino e’ stato nominato con 12, appena uno piu’ della maggioranza semplice richiesta dopo le prime due assemblee a vuoto. Per lui avrebbero votato anche Lazio, Roma, Napoli, Genoa, Atalanta e Sampdoria, non il Milan che lo aveva sostenuto nelle precedenti assemblee, quando non era in gioco Gaetano Micciche’. Il manager ha ricevuto la notizia a Roma, appena rientrato dal Brasile. Dovrebbe fare un passaggio domani in Figc per poi presentarsi ufficialmente nel nuovo ruolo. Non e’ l’ampia maggioranza in cui sperava e che sembrava potersi concretizzare quando l’assemblea e’ stata sospesa mezz’ora su richiesta di Juventus, Inter e Torino (hanno anche chiesto di rinviare il voto per un confronto con il candidato), mentre pareva sfumato un ritorno di Micciche’. Alla ripresa un colpo di scena: il n.1 granata Urbano Cairo ha candidato il banchiere siciliano, presidente di Banca Imi e consigliere di Rcs, che si era dimesso dal vertice della Lega il 19 novembre per l’inchiesta sulla sua elezione, e alla fine ha raccolto 7 voti (una scheda bianca). “Non ho parlato con Dal Pino, non ho il suo numero, ma dai rumor penso che accettera'”, ha spiegato Giancarlo Abete, che ha preso il posto del commissario ad acta Mario Cicala (anche lui dimessosi per conflitti di interesse) e ha chiuso in fretta il mandato portando la Lega a colmare il vuoto di potere, determinato anche dalla mancanza della figura del vicepresidente nello statuto riformato. Abete lo ha sottolineato, senza risparmiare bacchettate alla recente gestione dell’associazione dei club. “Con un meccanismo normale di candidatura non ci sarebbe stato tutto questo”, ha detto riferendosi alla scelta di inserire nello statuto la necessita’ del voto unanime per superare eventuali conflitti di interesse, poi quella di fare una verifica a voce dello scrutinio segreto per evitare il rischio di sorprese nell’urna quando fu eletto Micciche’, iter finito sotto indagine della Procura federale. “In assemblea e’ emersa la volonta’ di modificare il sistema elettorale, le verifiche sui candidati vanno fatte a monte”, ha aggiunto Abete e il metodo con cui e’ stato nominato Dal Pino e’ stato osteggiato da Juve, Inter e Torino, che col Sassuolo hanno votato Micciche’. “L’elezione e’ avvenuta in modo abbastanza improvvisato – commenta l’ad nerazzurro Giuseppe Marotta -. Noi grandi contestavamo il metodo, non certo la persona: Dal Pino e’ un manager importante ma ci pareva giusto poter ascoltare il suo programma”. La maggioranza “minima” non equivale pero’ a una presidenza nata debole, secondo Marotta: “Non faremo ostruzionismo, anzi. Le societa’ devono ricompattarsi perche’ c’e’ tanto da lavorare in questi sei mesi, dobbiamo essere tutti uniti”.