L’EDITORIALE – SE ANCHE FRANCESCO PARLA DEL REDDITO UNIVERSALE…

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“Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”. Non sono i comunisti ad affermarlo e nemmeno i 5 Stelle. E’ un passaggio della lettera inviata da Papa Francesco ai movimenti popolari e pubblicata su Avvenire.

In presenza italiana del Reddito di Cittadinanza e in atteso di un Reddito di Emergenza – in altre zone d’Europa misure del genere già ci sono da parecchio – irrompono sulla scena le parole del Pontefice, più forti di qualsiasi enciclica ma anche di qualsiasi diretta web.

“Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento… e la quarantena vi risulta insopportabile”, scrive il Pontefice.

Parole che hanno un peso considerevole se davvero si vuol pianificare un Mondo Nuovo dopo aver battuto il Virus e soprattutto nella fase in cui sarà indispensabile fronteggiarne le conseguenze socio-economiche, che sostituiranno nel dibattito globale quelle strettamente di natura sanitaria.