L’Editoriale – Primo Maggio, su coraggio

Mentre risonano le note del vecchio brano di Tozzi, pensiamo a quanto e come sia diverso questo Primo Maggio. Senza piazze e senza garofani, senza comizi e senza sfilate, senza concerti dal vivo. E senza lavoratori, purtroppo l’ultimo senza non riguarda solo l’oggi. Sarà un Primo Maggio da remoto, da smart working e smart festeggiamenti. Tutto virtuale e casalingo. Bando alla retorica, che spesso fa capolino ogni Primo Maggio, ricordiamo semplicemente quel dice la nostra vecchia ma sempre attuale Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Furono i padri costituenti a privilegiare la formula in questione, evitando di sconfinare in una Repubblica confessionale.

La Repubblica fondata sul lavoro però ha urgente bisogno di aggiornarsi proprie sulle tematiche del lavoro. Quello nero e sfruttato, quello sottopagato e invisibile, quello dei poveri italiani e dei poveri immigrati, quello che si prende cura degli anziani e dei bambini, quello che si occupa della nostra salute, delle nostre campagne, dell’ambiente.

Valorizzando un altro tipo di lavoro, magari ci ritroveremo a festeggiare qualche Primo Maggio diverso da oggi e diverso, lo dice la storia, anche dei Primo Maggio essenzialmente basati sul lavoro delle industrie, delle filiere, dei metalmeccanici. I tempi cambiano ma gli ideali restano. La bravura e l’intelligenza, assieme all’elasticità, consiste nel tarare gli ideali ai tempi, senza smarrirli, semplicemente parametrarli, sempre col garofano all’occhiello, s’intende.