Pio Albergo Trivulzio, febbraio 1992, giorno fatidico 17. Il marciume milanese di Tangentopoli quel giorno. Mario Chiesa nel febbraio 1986 riuscì a ottenere la presidenza del Pio Albergo Trivulzio. Dal 1989 si mise in proprio, con l’obiettivo di diventare sindaco di Milano, abbandonando i vecchi protettori e legandosi alla famiglia Craxi: nelle elezioni amministrative del 1990 Chiesa in cambio della riconferma alla presidenza del Pio Albergo Trivulzio sostenne Bobo Craxi. Il 17 febbraio 1992, quando ricopriva la carica di presidente del Pio Albergo Trivulzio, venne colto in flagrante mentre accettava una tangente di sette milioni di lire dall’imprenditore Magni, che gestiva una piccola società di pulizie. In seguito a richieste sempre più esose, il piccolo imprenditore aveva contattato il magistrato Antonio Di Pietro per denunciare Chiesa e insieme decisero d’incastrarlo. Si trattò del primo arresto di Mani pulite. Chiesa venne espulso dal PSI e Bettino Craxi, intervistato al TG3, definì Chiesa un “mariuolo”.
Ventotto anni dopo, al posto di Chiesa c’è Calicchio, intendiamoci innocente fino a prova contrario ma già indagato per il nuovo scandalo al Trivulzio, quello del contagio scellerato che ha condotto pazienti covid in una Rsa affollata di anziani. Gallera ha difeso quella scelta, praticamente affermando meglio rischiare la vita di anziani pur di assicurare posti letto negli ospedali a gente meno anziana. Una presa d’atto decisamente discutibile, di sicuro è la presa d’atto di un fallimento, quello della sanità lombarda privatizzata dal Celeste Formigoni e resa arma spuntata passo dopo passo.
Insomma Trivulzio ieri e Trivulzio oggi, specchio a distanza di due flop clamorosi, tra politica e sanità, tra passato e presente. Siamo stanchi dei mariuoli ma anche dei politici che pensano al particular, che non programmano, che non riflettono, che passano da una campagna elettorale all’altra, ne conosciamo tanti e mica sono tutti lombardi…

