L’Editoriale – Milano vicino all’Europa, oggi speriamo persino nella canzone di Dalla

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Milano vicino Milano vicino all’Europa. Milano che banche che cambi. Milano gambe aperte. Milano che ride e si diverte. Milano che quando piange. Piange davvero. Milano a portata di mano. Ti fa una domanda in tedesco.E ti risponde in siciliano. Poi Milan e Benfica. Milano che fatica. Solo un poeta come Dalla poteva sintetizzare e anticipare alla grande.

Musica e versi a parte, oggi non solo Milano ma l’intera Italia spera di essere vicina all’Europa, anzi di farne anche parte…Nelle prossime ore, andrà in scena un Consiglio europeo fondamentale.

Tra i leader dei Paesi membri dell’Ue, anche quelli del Nord, si sta delineando un “consenso” sulla necessità di avere uno strumento ad hoc che consenta di affrontare la crisi che si sta abbattendo sul Continente.

 

 

I leader dovrebbero dare all’Eurogruppo l’incarico di finalizzare entro inizio giugno il lavoro sul piano Sure, sul piano della Bei per le imprese e sulle linee di credito del Mes, e alla Commissione di elaborare una proposta per creare il Recovery Fund, destinato ad aiutare gli Stati membri ad affrontare la crisi. Non sono previste conclusioni del Consiglio europeo, ma solo una dichiarazione del presidente Charles Michel. L’idea del Recovery Fund è condizionata al fatto che dia agli Stati membri prestiti, e non trasferimenti; gli Stati del Sud, che temono un’esplosione dei rispettivi debiti, insisteranno probabilmente per avere anche una quota di trasferimenti.

L’idea del “debito perpetuo è difficile da digerire in alcuni Stati membri, per una questione di principio. Ogni leader ha la sua opinione pubblica interna e deve affrontare i suoi problemi domestici. Tuttavia, l’idea di emettere prestiti agli Stati a lunga scadenza ha buone chance” di essere accettata.

Quanto all’idea di emettere debito in comune, è un’espressione che non passa in certi Parlamenti. L’articolo 122 del Tfue, che potrebbe fornire la base giuridica necessaria al Recovery Fund, è già stato utilizzato in passato, durante la crisi finanziaria, ma “è eccezionale” e ha “durata limitata”.

La Commissione, in questo scenario, dovrebbe utilizzare in una prima fase garanzie fornite dagli Stati membri, che successivamente verrebbero gradualmente sostituite da risorse del bilancio Ue. Per questo, una delle vie potrebbe essere quella di sfruttare il cosiddetto headroom, che sarebbe la differenza tra impegni, che dovrebbero essere alzati, forse al 2% del Reddito Nazionale Lordo, e pagamenti.

Molto dipenderà anche dalla scadenza dei prestiti, su cui per ora non c’è visibilità, se non che sarà a lungo termine (ma tra dieci anni e venticinque o trenta c’è differenza). Si tratterebbe di emissioni comuni, di fatto, ma l’emittente delle obbligazioni sarebbe la Commissione europea, e non direttamente gli Stati.

Prima di parlare dell’ammontare, dobbiamo sapere per che cosa verrebbe speso. E’ probabilmente su questo  che si focalizzerà il dibattito. Cara Europa, questa è l’ultima chance per restare davvero assieme, va bene pure un compromesso, ma non al ribasso.