È un’esplosione di emozioni. Un senso di amarezza misto a delusione. Sgomento. Questa mattina la Madonna delle Galline, la mamma di tutti i paganesi, non “iesce e nove e s’arretir a calat e l’ora”. Non è mai successo prima. Qualche volta la processione è stata rinviata alla domenica successiva per maltempo o altri eventi.
Ma questa volta è tutto diverso. Tutta colpa del Covid19 che vieta gli assembramenti, vieta la vicinanza, vieta l’incontro ravvicinato tra persone. E la festa della Madonna delle Galline, la domenica in albis, quella immediatamente successiva a Pasqua, è tutto questo per la città di Pagani. È fede, innanzitutto. È devozione ad una mamma, come la definiva il menestrello Franco Tiano, “A mamma e Dio”, “A mamma re pavanis”, la Vergine del Carmelo detta delle Galline. È culto, è tradizione. È qualcosa che non si può spiegare, che parte dalle viscere e arriva al cuore. Ma è anche incontro, canti, balli, amore. È sentirsi un tutt’ uno con cielo e terra. È l’abbraccio di una comunità che accoglie centinaia di migliaia di persone per onorare la sua mamma e mette in mostra il suo calore.
È l’unione tra persone diverse i cui cuori battono all’unisono. Non esistono differenze, esistono solo fede e tradizione. E Pagani è il centro del mondo. Quest’anno non lo sarà. Ma sarà al centro della fede. Perché oggi tutti guarderemo al cielo e chiederemo a quella Mamma che possiamo abbracciare solo una volta all’anno, e che saremo costretti a salutare l’anno prossimo, di “metterci a mana soja”
ANNA ROSA SESSA

