Da quando ho avuto a che fare con la Pubblica amministrazione decine sono state le feste di pensionamento di uomini e donne, a volte valorosi, a volte meno, che per decenni la hanno popolata rendendola quello che oggi è.
Le ho viste negli anni della Regione Campania, ai tempi del Ministero, nelle province, nei vari comuni che nel tempo ho frequentato. Ma mai avrei immaginato che quella a cui più avrei tenuto, negli anni, sarebbe stata un piccola videoconferenza via Skype. No, non è giusto. Ci sono voluti molti anni alla nostra Dottoressa Nizza per arrivare al punto dal quale ha dovuto lasciare, per passare alla beata condizione del pensionamento in un’età tutto sommato ancora valida, ancora utile al servizio. Ma tant’è. Se puoi cogliere l’occasione non la puoi perdere.
E allora per mesi si è pianto, in un ufficio che abbiamo voluto rendere sempre più aperto, sempre più accogliente di tutte le fasce della popolazione che nell’arco della vita incrociano il servizio sociale. A Nocera Superiore. Ricordo i primi mesi, quando ancora non era lei la responsabile dell’area sociale, incarico che ha retto, tra sorrisi e tremori, per 6 anni. A quei tempi, non si leggevano le email. Non si usava la pec. Se arrivava una domanda fuori termine si diceva “no, non la puoi lasciare” . Litigavamo furiosamente. E fu per questo che ebbe fiducia. L’ha avuta, da me, che ho popolato il suo ufficio nel 99% delle ore in cui anche lei era lì e che vedevo e sapevo, quando e come la meritava.
Quante ne abbiamo viste insieme! Una volta su due non eravamo d’accordo. L’altra delle due volte non ci capivamo. Eppure abbiamo lavorato, se ci penso oggi, sempre nella stessa direzione. Spesso, la dottoressa Nizza ha dovuto bilanciare il peso di un nome importante con la leggerezza di un cuore grande. Nel bene e nel male, ha amato, questo lo so, ogni minuto trascorso lì.
Quando la sera alle 18,29 e 59 secondi tutti fuggivano, io sapevo che avevamo ancora da vedere insieme tante cose. Nel silenzio degli uffici fermi. E lei era lì.
Ci conoscevamo. Io sapevo dove lei voleva arrivare e lei sapeva dove volevamo arrivare noi. È passata dalle retrovie alla leadership in due ore, ma credo che mai nessuno, nella sua cerchia, abbia mai veramente sofferto né la sua presenza né i suoi metodi. È stata la prima a entrare e l’ultima a uscire per anni. Sempre.
E ora, a quota 100, se ne va e chiude un’epoca. Negli anni che ho frequentato questi uffici, poche cose sono state veramente certe sul loro passato e il loro futuro. Una di queste sicuramente è stata lei. Una certezza. Una presenza fissa e mai silenziosa, un tempio. Una colonna.
Mesi fa, quando ebbe la certezza che il 30 aprile sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro, si cominciò a pensare alla grande festa che avrebbe meritato, lasciando la sua scrivania.
La prendevano in giro. Le dicevano “Teresa, dobbiamo stare digiuni un mese per arrivare pronti alla tua festa” .Si chiama Raffaela con una L ma per misteriosi motivi che non capiremo mai lei è sempre stata “Teresa” per tutti. Credo di essere una delle poche persone che l’ha sempre chiamata con molta deferenza “dottoressa Nizza “. Sempre. Così come a me. Chiunque mi chiama per nome. Lei no. Dottoressa. Sempre. Hai voglia a dire che non mi piace essere chiamata per titoli e appellativi. Così è stato e così sarà.
Poi fu il covid. La distanza. La chiusura. L’ibernazione del tempo. Ma non del calendario. E il corteo di baci e abbracci che, nella sua umiltà, non reclamava (ma sono certa che si aspettava) si è dissolto in un surreale silenzio. Forse qualche messaggio whatsapp di commiato.
E noi? Noi neppure glielo abbiamo potuto dire, che al di là dei ruoli e delle funzioni, dei piedi puntati e dei “cinque” battuti per i risultati raggiunti, le abbiamo voluto bene.
Quella in foto è un’istantanea della sua festa. Gliela abbiamo dedicata io e Flavia Del Regno , ultime testimonial di un ufficio che deve fare il servizio sociale “senza sociale” , a distanza, senza poter mettere il naso nelle cose. Una festa senza festa.
Allora glielo facciamo da qui, il nostro in bocca al lupo. Sapendo che ci prendiamo in giro. Perché se mi trovate uno che riuscirà a tenerla dentro casa, lontana dai luoghi in cui ha passato la sua vita, io gli faccio un monumento.Io lo so, che non ci libereremo di lei. Però ora deve aprire le sue ali e volare.
Grazie, dottoressa Nizza, per tutto quello che avete saputo farmi vedere, per tutto quello che ci siamo insegnate. Lo so, salutarsi con un post è inusuale. Ma se tutto quello che ci rimane della vita e degli affetti al tempo del covid è la distanza, spero di abbatterla per un momento con questo pensiero, che sia il saluto di tutti quelli che hanno creduto in voi e che non hanno mai chiuso una porta a nessuno di coloro che vi hanno preceduto. Così sarà per voi. Riappropriatevi dei tempi e degli spazi della vostra vita e fate che diventi per tutti coloro che ancora dovrete aiutare un capolavoro di umanità e di cuore. Come prima. Più di prima.
Ad Maiora, dottoressa!
Il vostro assessore
(Come dite voi)
LaRiso

