L’EDITORIALE- LA DOMENICA DELLE PALME E QUELLA DELLE SALME

0
103

La domenica delle salme non si udirono fucilate, il gas esilarante presidiava le strade, la domenica delle salme si portò via tutti i pensieri e e le regine del ‘’tua culpa” affollarono i parrucchieri. Inizia così questa domenica, riportando in auge versi in musica di Fabrizio De Andrè.

Nella domenica delle Palme, senza palme e senza stretta di mano, oltre a far virtualmente pace con noi stessi e con gli altri – almeno quelli che lo meritano siamo umani pur impastati di divino – ricordiamo delle salme, quelle che abbiamo visto in settimane terribili diventate mesi terribili. Proprio stamattina, Quirico sulla Stampa scrive È la seconda morte, quella nella solitudine, diventare estraneo ancor prima dell’ultimo respiro, sentire l’odore, vicinissimo, della fine e non poter spartire più nulla con chi ami. Padri nonni mariti vicini
di casa si annullano in ambulanze frettolose, maneggiati da uomini irriconoscibili dietro maschere tute paludamenti anti-contagio.

Tante salme, specialmente al nord, andate via da questo mondo in fretta, senza il conforto di un vero ultimo saluto, a volte trasferite fuori regione. Tante salme, anche quelle non riconducibili al Coronavirus, costrette dalla normativa in atto a fare meno di messe e funerali. Le accomuniamo tutte nel pensiero e nella preghiera proprio oggi che ha inizio per i cristiani la settimana santa.

La domenica delle salme nessuno si fece male tutti a seguire il feretro
del defunto ideale, la domenica delle salme si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza, non vogliamo più invecchiare