L’Editoriale – La casa di carta, vecchi e nuovi inquilini…

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Appena tre anni fa si era definita “una ragazza di novantatré anni che ha avuto una vita intensa, sempre in collera con il corso del mondo e le sue inique storture”; ieri (23 aprile 2020) di anni ne ha compiuti 96 Rossana Rossanda, scrittrice e traduttrice, dirigente per vent’anni del PCI, ex deputato, giornalista e cofondatrice del quotidiano ‘Il Maniesto’.

Quando insieme a Luigi Pintor, a Valentino Parlato e Lucio Magri, cotribuì alla nascita del quotidiano (anche partito politico), la comunicazione aveva altri parametri e meccanismi, e il giornalismo, più che correre dietro l’ultima notizia, era animato dall’urgenza di raccontare il Paese sotto tutti gli aspetti; la necessità di informare, che nasceva per lo più da valori culturali: “Per che cosa ti batti“, come la stessa Rossanda ha dichiarato in una intervista. Sul finire degli anni Sessanta e nei primi Settanta, “Comunicare significa(va) parlare a qualcuno di cui consideri che ha la tua stessa dignità”.

Il Manifesto è oggi l’unica realtà ad essere costituita in società cooperativa editrice, dove tutti i dipendenti (sia giornalisti che poligrafici) sono soci della cooperativa e partecipano direttamente all’elezione delle cariche sociali (consiglio di amministrazione) e del direttore del giornale.

Cosa accade invece nel gruppo editoriale de ‘La Repubblica’ che con 245 sì, 38 no e 8 astenuti (fonti Adnkronos), ha proclamato uno sciopero? Succede che di punto in bianco cambia il direttore e senza alcun giudizio legato al neo direttore Maurizio Molinari, i giornalisti protestano per le modalità con cui è stato liquidato Carlo Verdelli.
Il gruppo editoriale Gedi passa sotto il controllo di Exor e le sostituzioni dei direttori avvengono con una tempestività alquanto imbarazzante. Quindi, Maurizio Molinari lascia ‘La Stampa’ – da sempre palestra per futuri direttori di altre testate – a Massimo Giannini diventando, appunto, direttore di ‘La Repubblica’ al posto di Carlo Verdelli che con un bellissimo editoriale online dal titolo ‘Partigiani si nasce, e non si smette di esserlo’, saluta i lettori.

La Repubblica quindi oggi è ferma, come fermo è anche il sito online. Domani sarà il 25 aprile, festa della Liberazione, e Verdelli – lasciato solo e senza direzione in un momento in cui si trova scortato dalla polizia per le ripetute minacce dei neo fascisti – assicura che il giorno di festa verrà onorato “con un impegno particolare, visto il momento che il Paese sta attraversando.”, si legge nel suo editoriale a cui precede una riflessione su come e quanto il quotidiano che ha diretto abbia avuto un travagliato cambio di guardia. In effetti, dopo Ezio Mauro, primo direttore dopo Scalfari, Calabresi e Verdelli hanno avuto “vita breve”.

Eugenio Scalfari, nel 1976, ha creato il dna di questa scuola di giornalismo e i pochi direttori che gli sono succeduti, a cominciare da Ezio Mauro e poi da Mario Calabresi, l’hanno fatta crescere, gli hanno aggiunto ingredienti, ne hanno rafforzato l’identità. Ho parlato tante volte, durante questo mio viaggio, con Eugenio e Ezio, e molto ho imparato dalla sapienza di entrambi. Soprattutto ho imparato, in un corso accelerato, quale sia l’anima profonda di questo giornale, quanto abbia a che fare coni valori forti della democrazia, dell’indipendenza, della libertà“.