L’editoriale – I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia – “UOMINI E RUDERI”

Sono arrabbiato, sono arrabbiato perché mi accorgo che c’è una totale indifferenza, profonda, inguaribile.

Io non sono mai stato un amante dei siti storici, delle vestigia del passato, dei ricordi legati ai bei tempi che furono, e non li vado a cercare, a meno che la visita, non sia legata a motivi di piacevole compagnia.

Però sono capace di riconoscere il bello e sono comunque riconoscente a chi se ne prende cura, del resto ce ne sono tante, di persone, che spendono tempo e denaro nel visitare posti e nel distribuire risorse verso le attività commerciali dell’indotto.

Ben diverso è il mio atteggiamento verso quei luoghi abbandonati a sé stessi, quei posti diroccati che non vengono recuperati e che, per scelte che ritengo veramente incomprensibili, restano muti testimoni dell’immobilismo umano.

Ci sono degli esempi qui ad Angri che rendono chiaramente l’idea. Mi sono già scontrato, seppur in maniera squisitamente dialettica, con chi difende a spada tratta questi “mausolei” che ormai non hanno alcuna ragione di essere; ce ne sono quattro che vorrei nominare, ben convinto che, semmai questo scritto venisse letto, mi attirerà le ire di chi invece la pensa in maniera diametralmente opposta, ma io sono arrabbiato e non vedo perché non debba esternare questo mio sentimento.

Di questi quattro posti abbandonati a sé stessi, tre sono Chiese ed uno è una Certosa. Si tratta di edifici fatti di mura, quelle quattro e più mura che stanno su perché non hanno voglia di crollare, sembra quasi di vedere, in ognuna di queste costruzioni, la “casa in via dei matti numero zero”, quella cantata da Sergio Endrigo e scritta da Sergio Bardotti e Vinicius de Moraes per capirci, che non ha tetto, non ha pareti, non ha pavimento ma è bella, bella davvero.

Ebbene, questi edifici ormai hanno terminato la loro funzione sociale, non vi è consentito più l’accesso, non vi si celebra messa, non ci si si può raccogliere in preghiera, alcuni addirittura stanno la a custodire erbacce, magari ratti o altri animali, o a fare da discarica abusiva. Mi riferisco particolarmente alla Certosa di San Giacomo ed alla Chiesetta della Madonna delle Grazie, luoghi che hanno visto momenti certamente migliori. In una situazione leggermente diversa, stanno le altre due Chiese che considero in questo mio scritto: quella di Santa Maria di Costantinopoli e quella di Cosma e Damiano, cadenti, inutili, ma abbandonate da meno tempo.

E torniamo al concetto di apertura: l’indifferenza, questi posti sono abbandonati perché chi se ne dovrebbe prendere cura, non lo fa e nella generale indifferenza, lascia che cadano a pezzi perché nessuno si assume la responsabilità di decidere del loro destino: chiaramente, essendo luoghi sacri e consacrati, non possono essere demoliti, almeno fino a che la pioggia, il tempo, le vibrazioni causate dal traffico, non si sostituiranno alla mano dell’uomo e ridurranno definitivamente in macerie, le strutture.

E quando succederà, perché succederà, come potremo essere sicuri che nessuno venga coinvolto nel crollo? Possiamo essere certi che nessuno si farà male? E quante lacrime di coccodrillo verranno versate, quanti proclami sullo stile di “io lo avevo detto” saremo costretti a dover ascoltare? Perché dobbiamo aspettare che sia troppo tardi? Io davvero non lo so, così come non capisco a cosa possano più servire quelle quattro mura in piedi.

Allo stesso modo vedo uomini che come vecchi edifici, testimoni dei bei tempi che furono, si rifiutano di “mollare”, stanno erti contro il tempo, perché nessuno si prende la briga di “pensionarli”, anzi, subiscono le scelte egoistiche altrui che li sfruttano per raggiungere i loro scopi.

Uomini che offrono il fianco, si illudono di essere capibranco mentre ormai sono solo degli sgabelli, o delle scatole di latta di biscotti d’un tempo, che permettono al “bello” di turno, di elevarsi sulla massa; fino a che un movimento brusco, un improvviso cedimento, non manderà tutti a gambe all’aria, ed allora si dirà: “Eh, ma chi glielo ha fatto fare di voler per forza stare in gioco?” Mentre chi approfittava di loro, volgerà appena lo sguardo altrove, cercando nuovi “piedistalli”, nuovi modi di apparire e di sembrare, con l’unico scopo di fregare gli zotici di turno.