L’editoriale – I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia – “RESTARE”

In tutte le cose della nostra esistenza ci sono delle regole, delle norme, delle leggi che indicano oppure obbligano dei comportamenti, per poter godere appieno e nel rispetto dell’altrui libertà, la nostra vita. Basti pensare al codice della strada, ai dieci comandamenti, al codice penale, al regolamento in vigore in qualsiasi concorso, alle norme del bon ton, alle leggi della fisica… Come sarebbe il mondo senza questi “paletti” non è facile da immaginare, anche perché se è vero che ognuno dei 60 milioni di italiani ha circa 60 mila euro di “quota” di debito pubblico, ogni 540 abitanti circa esiste una legge emanata dal parlamento repubblicano, se contassimo il resto delle norme e regolamenti in vigore, probabilmente avremmo un rapporto molto più basso.

Io sono conscio di questa situazione e ne ho prova giorno per giorno, anche in situazioni che pensavo quasi immuni, ritenendole “figlie predilette” dell’ingegno e dello spirito personale di ognuno di noi; basti pensare allo scrivere ed al leggere.

Dello scrivere, verrebbe facile da considerare delle regole necessarie per poter “creare” buoni personaggi e buone trame, che trasmettano piacere a chi legge; del leggere invece quasi ignoravo alcune buone norme che aiutano nella comprensione (se leggiamo per noi stessi) e nella comunicazione con gli altri (se leggiamo per un pubblico).

Ci è voluto un asso del leggio, durante una lezione di un corso di dizione, ad illuminarmi aprendomi gli occhi e svelandomi un mondo per me inesplorato. Lui, il buon Alfio Liotta, disse una sera: “Dovete restare sulla parola, anche se il cervello invita i vostri occhi ad andare oltre, a correre verso la fine della frase o del periodo, voi non date retta, restate sulla parola che state leggendo”. Ed io ho iniziato a farlo, scoprendo cosi un modo di leggere completamente diverso e “remunerativo”: automaticamente ho rallentato il ritmo di lettura, assaporando i termini e confrontandoli mentalmente con quelli che avrei usato io per dire la stessa cosa; è migliorata la respirazione smettendo di andare ogni volta in apnea per la mancanza di fiato; è cresciuta l’attenzione di chi ascolta, perché restando sulla parola, il pubblico ha tempo a sua volta di apprezzare i contenuti di un testo letto bene. Ho cominciato a guardare diversamente le copertine dei libri, i titoli, le brevi note sulla quarta, oppure le colonne di testo “nascoste” nelle alette: un libro ti parla di una storia, di un argomento, ma ti parla anche di chi l’ha scritto, di chi lo ha apprezzato al punto da pubblicarlo, ti racconta di chi ha lavorato per realizzarlo fisicamente e ti fa immaginare chi, come te, lo sta leggendo.

Cosi anche nella vita, è bello aspettare che chi sta di fronte a noi, finisca di argomentare ciò che sta dicendo, termini il lavoro che ha cominciato, completi un pensiero o un’azione, realizzando ciò che ha in mente, senza che noi si corra affannosamente verso la fine, arrogandoci il diritto di sapere già come va a finire, impedendo agli altri di esprimersi e diventando, agli occhi di tutti, saccenti ed impazienti.

Impariamo a “stare sugli altri” su ciò che stanno facendo o dicendo, apprezzando e rendendo importante anche ciò che non viene da noi, ci aiuterà ad essere migliori, a crescere, a convivere meglio la vita.

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