L’editoriale – I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia – ” MESSAGGI “

La prima volta che ho sentito parlare di messaggi ero ragazzo, e tra le pagine del libro “L’Isola misteriosa” di Giulio Verne, un messaggio veniva ritrovato, parzialmente illeggibile causa l’acqua del mare, in un bottiglia sulla battigia.

Ricordo, seppur molto vagamente, il brivido che percorse la mia pelle mentre mi nutrivo delle parole dello scrittore francese che raccontava di come Ciro Smith, eroe del racconto, riusciva, grazie al suo acume ed alle sue indiscusse capacità, a “decifrare” l’enigmatico ed incompleto, messaggio nella bottiglia. Di quegli anni, vissuti per lo più nei banchi di scuola, ricordo poi i bigliettini imbottiti di messaggi d’amore, improbabili poesie, lasciati cadere quasi per caso, nei pressi di ragazzine carine, che si faceva a gara a corteggiare, nel modo che solo i ragazzi di quei tempi e di quell’età potevano mai imbastire.

Poi ci sono stati i messaggi nelle segreterie telefoniche: spesso, chiamando gli studi, medici o di professionisti di varia natura, ci si imbatteva nelle voci registrate, che invitavano, dopo il segnale acustico, a lasciare il famigerato messaggio, che restava inciso su di un nastro magnetico fino a che qualcuno non lo ascoltasse e poi cancellasse; erano i primi passi verso una digitalizzazione del mezzo di comunicazione conosciuto come “telefono”.

Con l’avvento dei primi cellulari, verso la metà degli anni novanta, gli utenti cominciarono a combattere con il “display” e con la tastiera denominata alfanumerica, perché sugli stessi tasti, oltre ai numeri da zero a nove, per ogni tasto erano presenti tre o quattro lettere, a completare tutto l’alfabeto inglese composto di ventisei caratteri. E quindi gli sms, poi le immagini degli mms e le chat dei social ai giorni nostri.

Chi di noi non ha inviato o ricevuto un messaggio di augurio, oppure un invito a “calare” la pasta che stiamo arrivando; e finché si tratta di questo tipo di comunicazioni va anche bene, triste ed incomprensibile è invece l’atteggiamento di certe persone che invece usano il servizio di messaggi brevi per mandare qualcuno a quel paese o per comunicare un cambio di opinione o per negare qualcosa che fino ad un momento prima sembrava concesso al cento per cento.

Non è facile vincere la delusione o il rammarico di fronte ad atteggiamenti del genere, e non dipende certo dal fatto in se, che potrebbe anche essere compreso, perché un amore può finire, un affare può andare a monte, un progetto può non essere più condiviso; è il modo in cui alcune persone si pongono di fronte al fatto di doverlo comunicare, sfuggendo quasi alle loro responsabilità affidando il tutto “de facto” al display luminoso di uno smartphone, freddo ed impersonale.

Se una volta c’erano i “sensali” che si occupavano di combinare o scombinare affari e matrimoni, ora tocca ai cellulari ed agli sviluppatori di “app” di successo, di mandare a quel paese persone o cose, di armare fatti e misfatti, di allevare amori e dissapori, senza per questo avere il benché minimo rimorso e liberando le coscienze di chi, il rimorso, lo dovrebbe avere, quanto meno sotto forma di successivo rimpianto.