L’editoriale – I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia – “LA RADIO ROMANTICA”

Ognuno, con le proprie peculiarità, è il risultato di un percorso che comincia con la nascita e continua, durante l’esistenza, con l’educazione, la socializzazione, l’integrazione, la partecipazione alla vita e a tutto ciò che implica il proprio rapporto con gli altri e con il mondo. Ovviamente io, con le mie esperienze, non faccio eccezione.

La mia “prima volta” radiofonica, risale ai tempi di Radio Arcobaleno. Andai a far visita agli studi durante il programma condotto da vecchi amici. Rimasi, come è facile da intendere, al di qua del banco regia, non avendo alcun titolo per poter parlare al mondo da dietro un microfono, non ancora, ma sarebbe successo di lì a pochi anni, però questa è un’altra storia.

A quei tempi, ero già un accanito ascoltatore di musica e di tutto quanto uscisse da quel magico oggetto chiamato “radio”. Mi avevano “iniziato” le mie zie, loro lavoravano tutta la settimana e la domenica mattina la dedicavano alle pulizie domestiche; io che ero il “cocco di casa” ciondolavo e ascoltavo quello che ascoltavano loro: Alto gradimento e la Hit Parade mi sono rimasti dentro. Boncompagni, Arbore e Lelio Luttazzi prima ancora di Foxy Jones, sono state le voci che giravano libere per casa, io ascoltavo ed imparavo cose che mi sono accorto di aver assimilato, solo anni dopo. L’apparecchio radiofonico in dotazione alle mie zie, era un vecchio Minerva a valvole, modello Venezia, con sintonia frontale e coperchio superiore che si alzava mostrando un giradischi che poteva “ospitare” solo incisioni del formato 45 giri; aveva (anzi ha, visto che sono ancora in possesso del pezzo d’antiquariato) la possibilità di caricare fino a dieci dischi, che poi venivano “suonati” senza interruzione uno dopo l’altro: preistoria ma già funzionale. Negli anni successivi, mio padre, anche lui amante della musica, acquistò il primo apparecchio veramente nostro, già a transistor, e che aveva l’antenna telescopica che più di una volta ha rischiato di rendermi guercio: io ne facevo largo uso durante il pasto che consumavo al ritorno da scuola, mentre facevo anche altro. Sia la radio delle mie zie che quella di casa mia, avevano la manopola cosiddetta “sintonia”, sulla quale si agiva per intercettare le emittenti radiofoniche: bisognava combinare una buona posizione dell’antenna e la maestria nel manipolare la sintonia per poter avere una ricezione ottimale e quasi esente da scariche elettrostatiche. Era il mondo di allora, ci si guadagnava tutto, anche una bella canzone trasmessa per radio; ed era romantico lasciarsi avvolgere dal suono morbido e caldo della musica amplificata con l’ausilio delle valvole, cosa che oggi è appannaggio dei soli intenditori che hanno il gusto per la qualità vera. Ai nostri giorni, invece, la musica radiofonica si ascolta ovunque, con qualsiasi mezzo elettronico: cellulare, computer, televisore, autoradio, e la qualità è talmente alta, assolutamente senza imperfezioni che è diventata piatta, uniforme, quasi senza vita ed il confronto con il modo di ascoltare e fare radio di un tempo fa venire in mente un altro paragone, neanche tanto ardito, quello tra uomini e macchine. Si sa le macchine, i robot, sono perfetti, non commettono errori e sono in grado di svolgere qualsiasi attività e mansione, senza stancarsi mai e senza creare alcun problema, mentre invece gli uomini, gli operai, si ammalano, si stancano, accampano diritti, pretendono concessioni… Oggi la radio digitale è perfetta, la ricezione via internet garantisce una qualità standard ovunque vi sia “campo” per poter navigare sul web, mentre la radio analogica, per intenderci quella che necessitava della sintonia e dell’antenna per poter regalare musica, è in affanno e “pretende” attenzione per poter continuare a fare il suo lavoro. Anche in amore è così: si può essere digitali o analogici, quello che ce ne viene è la naturale conseguenza di questa scelta che spetta solo a noi. Ormai la “radio romantica” non esiste quasi più, non ha mercato, non è conveniente e non è alla portata di tutti, facciamocene una ragione e lasciamo il mondo a chi ne capisce più di noi.