In un paese immaginario, che per comodità chiamerò Grani, vive uno “stufo”.
Non è che si chiami veramente così, ma chi lo ha conosciuto fin da piccolo, sa per certo che la prima locuzione di senso compiuto che abbia spiccicato è stata: “Sono stufo”.
Da allora, ogni volta che qualcosa gli va storto, lui sta sempre a sbuffare ed a “stufarsi”. La sua squadra del cuore perde? Lui gonfia le gote e si stufa; il film che sta guardando non finisce come lui vorrebbe? Lui si mette le mani sui fianchi e si stufa; la ragazza di cui è innamorato gli dà buca? Lui alza gli occhi al cielo e si stufa…
Poi, come tanti ad una certa età, inizia a lavorare e si fa una famiglia; comincia a pagare le tasse ed in cambio riceve servizi ed accesso alle infrastrutture come scuole, ospedali e luoghi pubblici. Non è che si possa dire infelice, ma continua a stufarsi: al lavoro la sua carriera non va come vorrebbe? Si mette sugli attenti e si stufa; i figli gli danno tanti grattacapi a scuola ed in casa? Lui si tira su le maniche, li sculaccia e si stufa; gli ospedali hanno liste d’attesa chilometriche? Le strade sono sporche? I giardini pubblici abbandonati all’incuria? Lui digrigna i denti e si stufa.
A furia di stufarsi, comincia a frequentare per svagarsi, tutte le stufe esposte nei negozi specializzati: ne sfiora gli angoli smussati con competente attenzione, ne osserva i caldi colori, ne esplora ogni recondito interstizio immaginando di trovarsele per casa nelle sere invernali tornando dal lavoro, o al mattino per scaldarsi appena sveglio. Non ne parla con nessuno, ma il suo “stufamento” peggiora giorno per giorno e non fa che acuirsi proprio di questi tempi, che è ormai ora di andare a votare, di nuovo.
Ad ascoltare comizi di strada, nelle piazze ed interventi in condomini e case popolari, ovviamente si stufa; e ne ha ben ragione, infatti tutti quelli che si presentano come candidati del cambiamento e come paladini del popolo e della legalità, sono gli stessi che fino al giorno prima tutto hanno fatto tranne che rovistare nel torbido cercando di scovare furbi e furbetti vari. E li sente proporsi come “realizzatori” dei più grandi e bei sogni che mai abbiano popolato le sue notti e quelle degli altri cittadini coinvolti dalla campagna elettorale. Lui si stufa ma si accorge, per la prima volta, di non essere il solo; infatti guardandosi intorno, scopre tre, cinque, quindici, cinquanta persone che si comportano come lui, da “stufati”. Mani sui fianchi, occhi al cielo, gote gonfie ed altri atteggiamenti a lui noti assai, catturano la sua attenzione e gli impongono di prendere una decisione: dovrà farsi promotore di un’azione nuova e rivoluzionaria, lui sarà quello che unirà gli stufi del paese e li guiderà nella lotta contro i furbi, gli imbroglioni, i finti poveri ed i ricchi impoveriti a comando. Rosso in volto, stufo come non mai, provocherà una sollevazione generale, chiederà di essere appoggiato e sostenuto nella sua battaglia contro tutti coloro che sono contro il vivere perbene. Fonderà un partito, che rappresenterà tutti quelli che sono stanchi e stufi dell’immobilismo della politica cittadina.
Lo farà e comincerà invitando tutti quelli che gli sembrano dalla sua parte ad una cena (come fanno tutti) per conoscersi e confrontarsi sulla situazione attuale. Prenoterà una sala in un locale a buon mercato e per la prima volta proporrà un menù innovativo ovviamente a base di verdure stufate, e per coerenza chiamerà il sodalizio “Partito dello stufato”… continua?

