Il Papa ha detto che deve essere la domenica del Pianto, per chi non c’è più e per chi soffre. Ma, aggiungiamo modestamente noi, sia anche la domenica del Ringraziamento per chi continua a battersi in prima linea negli ospedali, nei reparti a rischio, accanto a contagiati o in attesa di responso. Medici, infermieri, oss, portantini, operatori vari, addetti alle pulizie. Dal primo all’ultimo vanno ringraziati. Mettono a rischio salute e vita in condizioni per nulla agevoli. Spesso senza dispositivi di sicurezza idonei o sufficienti al bisogno. Spesso alle prese con turno di lavoro semplicemente massacranti. Spesso senza capire esattamente dove e se c’è posto per ricoveri in terapia intensiva. Accade al nord come al sud, accade anche all’estero. Troppo poco s’è fatto, anzi molto s’è disfatto, negli ultimi decenni in tema di sanità pubblica, diventato autentico carrozzone per giunta sfasciato. Ora ci accorgiamo che la sanità pubblica è fondamentale e che lo standard deve essere riportato verso l’altro. E lo stesso discorso vale per la scuola, il welfare, la ricerca, la cultura, la qualità della vita e tanto altro ancora che nell’elenco delle priorità va messo in alto e non in basso.
Bisogna tornare ad investire nei settori strategici, partendo appunto dalla sanità pubblica, che salva vite senza guardare alla dichiarazione dei redditi, che fornisce esempi di eroismo ogni giorno, che trova disponibili medici disposti a trasferirsi nei posti a rischio, che trova pronti persino i riservisti, i pensionati desiderosi di dare una mano in un’emergenza del genere, che riesce a far miracoli o quasi pur disponendo di un pianto di lenticchie.
Ecco il nostro pensiero principale di questa ennesima domenica-non dimentica, oltre che al ricordo di vittime e sofferenze, vada anche a loro, non angeli ed eroi loro malgrado, a loro che in tutte le ore del giorno ci sono stati, ci sono e ci saranno nei posti dove si combatte sul serio contro il virus, cercando di sottrargli vite umane, giovani o anziane che siano.

